giovedì 6 luglio 2017

Uomini e Topi di John Steinbeck

E' possibile che romanzi brevi abbiano la potenza di sovrastare il più ciccione dei romanzi da oltre mille pagine? Ebbene, Steinbeck ce lo mostra con una disinvoltura imbarazzante. Probabilmente non avrà bisogno delle mie presentazioni considerando la fama che lo precede. Uomini e Topi è un libricino di appena cento pagine, tanto che potremmo tranquillamente definirlo un racconto lungo. Protagonisti, due lavoratori stagionali e inseparabili, George Milton e Lennie Small, un gigante con il cuore e la mente di un bambino, che il destino e la malizia degli uomini sospingono verso una fine straziante. 
Lo scenario è un ranch in California, nel periodo appena successivo alla Crisi del 29.  George e Lennie stanno per iniziare un nuovo lavoro, mettere da parte qualche dollaro e comprarsi finalmente una piccola fattoria tutto per loro dove allevare conigli, che sono la grande passione di Lennie.  Mentre George è ben consapevole che sia solo una mera illusione priva di qualsiasi contatto con la realtà, Lennie si lascia cullare da questa dolce utopia paradisiaca. Nonostante la trama sia piuttosto semplice e venga sviluppata in appena cento pagine, Steinbeck riesce a impregnarla di tutto il realismo, il sentimento e l'intensità possibile. Il titolo Uomini e Topi deriva dal verso di una poesia del poeta scozzese Robert Burns ed è un'interessante chiave di lettura per comprendere la tragicità e la miseria della vicenda che coinvolge Lennie e George. I nostri due protagonisti, seppur così diversi, condividono lo stesso destino. Il senso di solitudine e  abbandono è così palpabile e concreto per la gente come loro che sembra non esserci un'alternativa, il fato sembra già aver preso una decisione per loro. 
"Gente come noi, che lavora nei ranches, è la gente più abbandonata del mondo. Non hanno famiglia. Non sono di nessun paese. Arrivano nel ranch e raccolgono una paga, poi vanno in città e gettano via la paga, e l’indomani sono già in cammino alla ricerca di lavoro e d’un altro ranch. Non hanno niente da pensare per l’indomani." 
Tutta l'ambientazione messa su da Steinbeck è vana, pervasa da questo senso di vacuità morale. Non c'è speranza, non c'è provvidenza, non c'è umanità. I piani degli uomini sono egoisti, inclini alle più abiette e sordide pulsioni sensoriali. Gli uomini di Uomini e Topi sono corrotti dalla cupidigia, dal razzismo, dalla voluttà dei sensi. Tale è l'empietà dell'essere umano da riuscire a corrompere anche l'animo più ingenuo. Infatti il destino di Lennie, l'unico personaggio puramente genuino, sarà segnato dall'aridità dell'animo umano. 
Ma topolino, non sei il solo, / A comprovar che la previdenza può esser vana: / I migliori piani dei topi e degli uomini, / Van spesso di traverso, / E non ci lascian che dolore e pena, / Invece della gioia promessa! 
Steinbeck ci trasmette tutto il senso di straniamento non solo dell'essere umano ma di un'intera società, offuscata dal Sogno Americano e intrisa di speranze e illusioni aleatorie. L'uomo deve lottare, come in una sorta di lotta al più forte, sgomitando tra sofferenza e desiderio della terra promessa.