giovedì 13 aprile 2017

Ti racconto | Tredici di Jay Asher

A me piacciono molto i romanzi per ragazzi, li leggo molto volentieri e credo siano fondamentali per avvicinare i più giovani alla lettura e magari sensibilizzarli verso temi importanti. In particolare prediligo i romanzi che parlano direttamente all'adolescente; che raccontano qualcosa del loro mondo, che se lo leggi a 15 anni dici "cavolo è proprio questo lo schifo che sento" o che se lo leggi alla veneranda età di 25 anni - come nel mio caso - dici "mamma mia come sono vecchia, era proprio questo lo schifo che sentivo". 
Tutto questo ambaradam di parole per dire che ho deciso di leggere Tredici di Jay Asher.
Metto subito in chiaro che questo libro non mi ha convinta del tutto, mi ha lasciato una strana sensazione addosso. Si è sentito parlare molto di questo romanzo ultimamente, nonostante non sia poi così recente. E' uscito infatti nel 2007 con il titolo originale "Thirteen Reason Why". Netflix ha deciso di adattare il romanzo in una serie televisiva uscita alla fine del mese scorso, motivo per cui è praticamente sulla bocca di tutti. Non è questo, il realtà, il motivo che mi ha spinto a iniziare questo libro, quanto la trama ha subito stuzzicato la mia attenzione.

La storia è raccontata dal punto di vista di Clay Jensen, un ragazzino di prima liceo che un giorno, tornato a casa da scuola, trova ad aspettarlo fuori casa un pacco senza mittente. Che bello, pensa, una sorpresa. Magari un'ammiratrice anonima. Ma non va proprio così e il suo entusiasmo presto si placa; nel pacco trova sette cassette numerate con dello smalto blu. Ascoltandole Clay ha un tuffo al cuore.Hannah Baker, una ragazza della sua scuola per cui Clay aveva una cotta. La stessa ragazza della scuola che si è tolta la vita qualche settimana prima. Quelle cassette sono il modo in cui Hannah vuole raccontare la sua versione dei fatti, raccontare la sua vita. Il destinatario del pacco deve ascoltare le cassette, seguendo le indicazioni di Hannah, per poi passarle al successivo della lista. Tredici storie, tredici persone che, in un modo o nell'altro, hanno giocato un ruolo nella vita di Hannah, influenzando la sua decisione di sparire per sempre.
Quella che sente è la voce di

Mi è venuta in mente quella frase che dice "ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile, sempre." Ecco, parafrasando possiamo dire che questo libro ci vuole dire questo. La storia mi è sembrata subito molto interessante perché va a sviscerare il tema del bullismo in tutte le sue sfaccettature, un argomento di cui si sente parlare sempre più spesso e che, purtroppo, esiste dalla notte dei tempi. 
Gli anni delle medie e del liceo possono essere l'esperienza più simile all'inferno in terra che si possa immaginare e a volte l'unica soluzione possibile sembra quella di lasciare tutto, mollare. Ed è quello che fa Hannah.
La verità è che questo romanzo non mi ha soddisfatta del tutto. Le ragioni che hanno portato Hannah a compiere un atto così estremo come il suicidio possono essere discutibili, nonostante io non riesca a comprenderle del tutto non significa che non siano realmente concrete. Sono fatti che presi singolarmente possono non aver nessun valore ma sommati l'uno all'altro creano un'onda capace di trascinarti alla deriva. L'effetto valanga non è sicuramente da sottovalutare, ci vuol poco a perdere il controllo della situazione, delle emozioni. Un sassolino non è niente ma un sassolino più un sassolino più un altro sassolino possono causare una reazione a catena difficile da controllare. Ho cercato di mettermi nei panni di questa ragazza. Nuova città, nuovi volti da conoscere, nuove persone da imparare a chiamare amici. Il senso di vuoto, di solitudine, il cercare un appiglio e trovare solo pareti scivolose. Ecco, ripeto, nonostante forse non riesca a capire appieno questo meccanismo, riesco comunque capire come agli occhi di un adolescente sembrino problemi insormontabili, una vera e propria questione di vita o di morte (letteralmente,in questo caso).
La cosa che invece non mi ha convinta del tutto è proprio Hannah. Allora, io capisco tutto. Essere un'adolescente è, per alcuni, un'agonia senza fine e certo, sicuramente non è facile. Il fatto è che proprio non sono riuscita ad empatizzare con lei. Anzi, a tratti mi è risultata estremamente fastidiosa e i suoi comportamenti inspiegabili. 
Ho trovato davvero irritanti alcuni pensieri, alcune azioni. Da una parte ho trovato ingiusto che accusasse i suoi compagni, addirittura i suoi professori, di averla portata a quell'estrema decisione, dal momento che lei per prima sembra non voler fare niente per cambiare le cose, sbloccare la situazione. Capisco l'adolescente fragile, capisco la pressione. Diciamocelo, l'ambiente del liceo americano non è esattamente quello che si dice una boccata d'aria fresca. Di certo è ben lontano da nostro immaginario di scuola, è come una specie di micro realtà basata su ranghi sociali in cui cheerleader e quarterback sono i leader indiscussi. Comunque io capisco tutto ma sembra quasi che la Hannah-in-vita (ok, brutto detto così, ma rende l'idea) e la Hannah-ragazza-suicida delle cassette siano come due personaggi diversi. Tutta la durezza e la voglia di riscatto che si percepisce nelle cassette registrate, non emerge per niente nei pensieri e nelle azioni della Hannah viva e vegeta intenta ad affrontare i problemi che la vita le para davanti. Perché tutta questa rabbia che esplode dopo non l'ha buttata fuori prima? Sembra che a ogni colpo, a ogni batosta, incassi un colpo che crea un vuoto dentro di lei. E colpo su colpo il vuoto si allarga, tanto da diventare incolmabile. Ma era davvero necessario arrivare a quel punto? Lasciare che la valanga la travolgesse? Quanto peso hanno gli altri e quanto ne abbiamo noi, verso noi stessi? 
In molte occasioni Hannah non appare migliore delle persone verso cui punta il dito contro. Lei stessa poteva intervenire fermando azioni ben peggiori, ma non lo fa. Quindi? Non ha forse anche lei avuto un peso nella vita di un'altra persona, contribuendo a renderla più difficile?
In altri casi poi, sembra entrare in atto una specie di meccanismo "occhio per occhio" e proprio non riesco a capire come possa aver senso in una storia di questo tipo, in cui si dovrebbero in tutti i modi condannare comportamenti aggressivi. Voglio dire, ripagare con la stessa medaglia non è la soluzione, far provare agli altri quello che hai provato tu non ti rende migliore di loro.
Inoltre, i suoi blandi tentativi di chiedere aiuto non solo avvengono quando è ormai chiaramente troppo tardi, ma sembrano proprio studiati per ribadire quanto gli altri non la capiscano e perciò si senta sola al mondo. Quando finalmente prova a chiedere aiuto è ovvio che nella sua testa ha già deciso e il dialogo con il consulente scolastico, che è a mio parere assurdo, risulta anche totalmente inutile. Per piacere lasciatemelo dire, è assolutamente allucinante! Cioè questa ragazzina cerca di denunciare un abuso e, seppur non la riguardi in prima persona, il professore non si sente in dovere di approfondire la questione? Mah. 
Il punto comunque è che gli altri non ti possono aiutare se tu per prima non vuoi e soprattutto non glielo permetti. 
La cosa che ho comunque più apprezzato è la visione d'insieme. Il messaggio di fondo è semplice e chiaro, un vero e proprio inno contro il bullismo. Non si può sapere che peso potrebbero avere le nostre parole o le nostre azioni nei confronti di un'altra persona ed è importante ricordarlo, sempre. Credo sia un messaggio che soprattutto gli adolescenti dovrebbero marchiarsi a fuoco nella mente; le nostre azioni, seppur ci appaiano minime o insignificanti, hanno un peso e hanno sempre delle conseguenze. E' importante imparare a responsabilizzarsi, lo è a tredici anni come a trenta.
"Ma quando giocherellate con una parte della vita di qualcuno, in realtà non stuzzicate solo quella. Purtroppo, è impossibile essere così accurati e selettivi. E il particolare con cui vi siete trastullati finisce poi per influenzarne l'intera esistenza. Tutto agisce... su
tutto."
Questo romanzo ha tutte le caratteristiche di uno young adult e, nonostante il tema tocchi sicuramente
più da vicino il mondo degli adolescenti, in teoria potrebbe benissimo raggiungere anche un target più adulto, basti pensare a insegnati o professionisti che hanno a che fare con ragazzi quotidianamente. Resta comunque il fatto che lo stampo rimane quello di uno young adult, quindi alcune situazioni sono estremizzate (ecco, tipo la scena del consulente, ancora ci penso).
Devo dire anche che ho iniziato a vedere la serie su Netflix (ovviamente, come potevi esimermi) e per adesso mi sembra strutturata meglio del libro. Paradossalmente mi sta coinvolgendo di più, crea più impatto (nonostante sia una serie di Netflix, quindi sia piuttosto lenta). Hanno cambiato alcune cose rispetto al libro e forse proprio perché vengono enfatizzate, calcando su alcune scene, fanno arrivare il messaggio forte e chiaro: le nostre azioni, anche le più minime, hanno delle ripercussioni e possano avere un impatto tanto forte quanto disastroso su un'altra persona. 

Quindi sii gentile, sempre, non sai che battaglia sta combattendo l'altra persona. 

14 commenti:

  1. Ho letto questo libro un sacco di anni fa, quindi mi ricordo solo un generale senso di delusione ma non un'opinione dettagliata e precisa. Ne avevo letto così tanto, e così bene, che le mie aspettative erano stellari. Semplicemente, non mi ha colpito, non mi è piaciuto. Probabilmente per gli stessi motivi tuoi, anche se non potrei metterci la mano sul fuoco. Non vedrò neanche la serie tv, perchè proprio non sono interessata.
    Eppure è un argomento che sento moltissimo, che ho provato sulla mia pelle (non mi si accusi di insensibilità please:P). Un tema su cui bisognerebbe meditare tutti e molto di più. E in ogni campo, perchè il bullismo non finisce una volta finita la scuola, purtroppo. E ognuno reagisce a modo suo. Quindi si, l'idea è di cercare di essere davvero il più gentili possibile, perchè chi lo sa cosa vive la persona che si ha davanti. Ma tenendo conto che ognuno di noi ha sempre un po' di colpa verso il prossimo (così è come la vedo io, almeno). Quindi non ci si può sempre aspettare una mano dagli altri, perchè la regola di base è che ognuno si deve aiutare da solo e il resto dovrebbe venire di conseguenza. Certo, se almeno in contesti feroci come quelli scolastici ci fosse un po' meno indifferenza da parte di chi è pagato per stare attento a queste situazioni, si starebbe tutti molto meglio...

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    1. Sono totalmente d'accordo con te. Per questo che l'espediente di addossare tutta la colpa a compagni e professori, diciamo così, non mi ha convinta del tutto. Avrei preferito forse un'analisi introspettiva del personaggio di Hannah più accurata. Resta comunque un romanzo che parla di argomenti molto vicini al mondo dei giovani ed è sicuramente un bene che si parli di bullismo, proprio perché spesso mancano le figure di riferimento a cui ci si dovrebbe rivolgere in questi casi.

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  2. Io sono combattuta, a riguardo. Il libro ero tentata di prenderlo e leggerlo. In altri momenti, invece, desistevo e lo mollavo sullo scaffale della libreria.
    La tematica è interessante ed avrebbe molte potenzialità. Certo, restar delusi è un attimo. Sarà che a me leggere "young adults" fa ritrarre peggio di Nosferatu.
    Forse non è tempo. Aspetterò.

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    1. Sì, diciamo che lo stampo è quello di uno young adult classico che è proprio il motivo per cui non l'ho apprezzato appieno. Magari prova con la serie tv, ho visto solo i primi episodi e, anche se per adesso pure quella non è che mi stia convincendo del tutto, forse può risultare più incisiva del romanzo

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  3. Ciao nuova iscritta, sai che io on ho ancora letto questo libro? Condivido con te, cosa secondo me molto ricorrente ultimamente, il fatto che non vengano trattati con la giusta importanza alcuni argomenti , la figura del consulente che non aiuta è assurda esattamente come hai detto tu. Il bullismo è una cosa che inevitabilmente segna, anche inconsciamente e anche quando sembra non essere preoccupante. È sempre importante parlarne, soprattutto per far capire a chi ne è vittima che non è sola, complimenti per la recensione 😘,mi è piaciuta molto. Se ti va di passare dal mio, mi farebbe piacere 😘😘

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  4. Leggevo moltissimi libri YA qualche anno fa (quando si chiamavano ancora solo libri per ragazzi) e mi piacevano molto. Come hai detto tu, mi facevano capire che non ero solo io ad avere preoccupazioni, sentirmi inadeguata, e non riuscire a vedere la luce in fondo al tunnel.
    Ho tentato più volte di leggerne altri, una volta superata l'età critica, ma non sono riuscita a trovarvi la stessa magia. Non penso che sia colpa dei romanzi, penso di essere cambiata e che sia giusto così, ma devo ammettere che mi dispiace non riuscire più ad apprezzare storie come questa - aldilà del fatto che il libro sia riuscito o meno.
    Però sono felice che qualcuno lo faccia al posto mio, così posso leggere le recensioni e decidere se è il caso di leggerlo o meno! xD
    Per questo libro mi sembra di capire che non è il caso...

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    1. Sì, in genere gli YA vanno presi un po' con le pinze, come in questo caso. Almeno tratta un argomento importante, di cui è bene si parli.

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Ciao! Bella la tua recensione e mi è piaciuta molto anche l'analisi che hai fatto di questo fenomeno, che purtroppo si sta allargando a macchia d'olio, mentre descrivevi la storia di Hannah ed esternavi le tue emozioni nei suoi confronti.
    Ho sentito parlare molto di questo libro, la trama mi ha colpito e anche il titolo perché il 13 è un numero che mi perseguita da un po' di anni.
    Sono indecisa se leggerlo o meno, di solito evito i libri per ragazzi, e inoltre la tua delusione nei confronti di questa storia è palese..Quindi vedrò in seguito, chissà..
    Complimenti ancora per la recensione e auguri di buona Pasqua!

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    1. Teniamo conto che comunque anche io sono fuori target, forse a 15 anni mi sarebbe piaciuto tantissimo chissá. Resta comunque un romanzo su un argomento importante di cui è bene si parli, sempre.
      In ritardo ma buona Pasqua anche a te :D

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    2. Ciao Viola, ti ho taggata in un Book Tag, https://capitolozeroblog.blogspot.it/2017/04/book-tag-25-domande-sui-libri-2404.html
      Buona giornata!

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    3. Siii corro a dare un'occhiata :D

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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