mercoledì 29 marzo 2017

Anything but books tag

Dunque, sono ancora viva. Strano si direbbe ma nessun vortice nero mi ha risucchiato e non sono sparita nell'etere. Avevo pensato di fare una specie di "life update" o una cosa del genere, come fanno le vere blogger vlogger blobber ma poi insomma, ho pensato ma a chi interessa, ma a chi frega ma dai, su. Quindi alla fine ho deciso di fare un tag completamente a caso ma soprattutto completamente slegato dal mondo libresco. Questo sostanzialmente perché da un mese a questa parte sono cambiate infinite cose. Mi sono trasferita dall'altra parte del mondo, sono andata a convivere, mi sono cresciuti i capelli insomma tutte cose degne di nota che hanno causato una specie di esplosione nella mia mente, decisamente troppo impegnata a capire come resistere al caldo tropicale o come cucinare senza dar fuoco alla casa. Insomma in poche parole, ho letto veramente veramente poco negli ultimi mesi. Ecco perché ho deciso di fare un tag a caso in cui sproloquio a caso (cosa che tra l'altro mi riesce benissimo, s'era capito?) su tutto ma proprio tutto tranne che i libri.

1. Nomina un cartone (o cartoni) che ami 
Per non scomodare i cartoni Disney che dai vabbe' si amano un po' tutti, direi che ci sono dei cartoni animati a cui sono particolarmente affezionata perché li guardavo sempre da piccola su Cartoon Network e Disney Channel (esistono ancora? Li guardavo solo io? Chissà). Adoravo Pepper Ann, Doug, Il laboratorio di Dexter, Finalmente weekend, Mucca e Pollo, Ricreazione (non ce la faccio, troppi ricordi). Probabilmente li guardavo solo io in tutto il globo, il che spiegherebbe il motivo per cui non esistono più. 
2. Qual è la tua canzone preferita del momento? Dal Verde di Calcutta. Ma anche Cosa mi manchi a fare di Calcutta. Ma anche Gaetano di Calcutta. Insomma, sto in fissa con Calcutta. 
3. Cosa potresti fare per ore (tranne leggere)? Mangiare? Dormire? Si possono contare come attività ricreative? No comunque anche guardare serie tv in loop o video su youtube (inizi cercando un innocente tutorial sul contouring e ti ritrovi 7 ore dopo guardando un documentario in turco sui vombati australiani, tutto regolare). 
4. Qual è una cosa che fai della quale i tuoi followers rimarrebbero sorpresi? I miei followers che sono Clio Makeup? Comunque non saprei, probabilmente cucinare. Questo perché sostanzialmente sono una delle peggiori cuoche nella storia dell'arte culinaria (ed è cosa piuttosto nota). Però ecco, per sopravvivere mi tocca, quindi ahimè cucino. Oltretutto se mi impegno riesco anche a non bruciare la casa e preparare cose commestibili (pensa te), addirittura qualche volta sforno anche cose discretamente appetitose (chi l'avrebbe mai detto). 
5. Qual è la cosa della quale preferisci imparare non necessariamente specifica? Sono abbastanza curiosa quindi ci sono diversi ambiti che catturano la mia attenzione, anche completamente slegati tra loro. Mi appassiona il mondo delle scienze sociali/umane in tutte le loro sfaccettature. Oppure un'altra cosa che mi appassiona molto sono le biografie degli autori. O, banalmente, adoro imparare qualsiasi cosa sul mondo dei libri (quanto è bello leggere un libro sui libri?)
6. Nomina una cosa inusuale che sei in grado di fare. Oddio non saprei, tipo? Arrotolare la lingua o piegare le dita in modo strano valgono come abilità? 
7. Nomina qualcosa che hai fatto nell'ultimo anno. Lasciare casa e trasferirmi a mille anni luce di distanza, per esempio. (No dai, mille anni luce no, solo qualche fuso orario di differenza). 
8. Qual è il tuo progetto personale più recente? Ricominciare a studiare. Qualcosa di nuovo, in un ambiente nuovo, in una lingua che non è la mia. 
9. Raccontaci qualcosa alla quale pensi spesso. Alla mia famiglia, ai miei amici, al mio cane. A mio nonno. 
Ora però basta eh, mi sto autoammorbando da sola. 
10. Raccontaci qualcosa che ami ma rendila stranamente specifica (es. il tuo cibo preferito quando hai studiato tutto il giorno e hai dimenticato di mangiare). Togliersi i pantaloni e mettersi in ciabatte dopo una giornata fuori casa, spalmarsi sul divano e leggere/mangiare/dormire/guardare video su youtube/serie tv (vedi punto 1). Ma anche fare qualcosa per me dopo una brutta giornata. 

Raccontaci la prima cosa che ti passa per la testa. Mamma mia quanto sono logorroica

venerdì 3 febbraio 2017

Wrap up January | Le cose di Gennaio

Gennaio non è stato un bel mese per me. Sono successe molte cose, alcune non molto belle che mi hanno portato ad avere un umore altalenante, tendenzialmente cupo. Questo, inevitabilmente, si è riversato su molti aspetti della mia vita, compresa la lettura. Non volevo nemmeno farlo questo recap del mese, tanto vorrei spazzare via gennaio senza degnarlo della minima considerazione, ma alla fine ho deciso che il miglior modo per esorcizzare un brutto periodo è proprio affrontarlo a muso duro. Quindi, ecco le cose che ho letto, visto e ascoltato in queste mese.
Iniziamo con le letture. 
Come dicevo il mio umore non è stato dei migliori e questo ha influenzato molto le mie letture. Non ho letto molto - almeno, per i miei standard - quantomeno, come si dice, pochi ma buoni. Il primo romanzo che ho letto è stato 'Le otto montagne' di Paolo Cognetti (se volete leggere il mio parere in modo più approfondito ne ho sproloquiato abbastanza qui).
Paolo Cognetti è un autore che mi piace veramente molto (e dalle interviste che ho letto mi sembra anche una bella persona). Almeno da questo punto di vista ho iniziato bene l'anno, perché Le otto montagne è un romanzo di formazione veramente intenso. Una storia di crescita, di legami, di amicizie, di amori e di perdite.  Pietro e Bruno sono due facce della stessa medaglia, la montagna li unisce e li divide allo stesso tempo. La leggenda delle otto montagne si chiede se 'avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?" parabola perfetta dell'amicizia che lega Pietro e Bruno.  Una lettura riflessiva e intima, sui valori della vita. L'altro romanzo che ho letto è stato 'Le ragazze' di Emma Cline. Ne ho abbondantemente parlato nel post precedente quindi mi limito a dire che è stato una piacevole sorpresa. Soprattutto se pensiamo che si tratta del romanzo d'esordio di una giovanissima autrice americana non si può far altro che rimanere pienamente soddisfatti. Un romanzo sull'adolescenza, sull'accettazione la disperata e dissacrante ricerca del sé come identità individuale.
Gli  altri due volumi che ho letto sono due graphic novels cioè Fun e il suo seguito More Fun di Paolo Bacilieri.  Sono due graphic novels che parlano di uno dei pilastri della cultura statunitense - prima -  e nostrana - poi - ovvero le parole crociate. Come nascono? Come si evolvono? Ma, soprattutto, come riescono ad ottenere il successo travolgente che hanno avuto negli anni? In un viaggio che parte da New York in una gelida mattina di inizio secolo  ripercorriamo le tappe di questo ormai famosissimo passatempo che ha accompagnato la nostra cultura di generazione in generazione, fino alla creazione dell'attuale Settimana Enigmistica. Le tavole sono evocative, i palazzi, le finestre, le strade, tutto richiama lo schema a quadratini bianchi e neri. L'autore ci trascina in un viaggio a tratti surreale e senza dubbio rocambolesco. Paolo Bacilieri ha infatti uno stile ironico e pungente che più di una volta ti strappa un sorriso e ti lascia interdetto. Se, come me, siete appassionati di parole crociate è proprio una chicca da leggere. 

Serie tv
Vergogna e sciagura su di me, questo mese sono stata completamente assorbita  dalla visione di Pretty Little Liars. Allora, allora prima di dire altro (don't judge me) piccola premessa. Io avevo cominciato a guardare questa serie anni fa, quando uscì. Arrivata alle quarta stagione arrancai drasticamente (stava veramente degenerando) e smisi di guardarla. Da quando l'hanno caricata su Netflix mi è partito questo rewatch selvaggio e non sono riuscita ad esimermi dal riguardarla da capo. Siamo tutti d'accordo che Pretty Little Liars è un teen drama caratteristico per i suoi picchi trash a cui poche serie tv sono arrivate ma, nonostante questo, ha un fascino quasi ipnotico su di me. Sicuramente perché tutto sommato è ben costruito e una delle peculiarità sono proprio i plot twist (forse bastava meno, uno a episodio mi pare anche troppo) che lo rendono intrigante e ti tengono incollato allo schermo. Poi devo dire che uno dei motivi per cui ho deciso di rivederlo sono proprio le uscite trash che mi regala ogni volta (vogliamo parlare di queste ragazzine di sedici anni che vanno a scuola vestite che boh, io manco in discoteca il sabato sera).

Film
Questo mese ho visto due film al cinema.
Il primo è Collateral Beauty (regia di David Frenkel). Scelto alla cieca, senza sapere niente sulla trama e spinta soprattutto dal cast infatti quando ho visto Will Smith, Kate Winslet, Kiera Knightley e Edward Norton mi si sono illuminati gli occhi. In realtà mi ha deluso parecchio. Non che sia un film brutto ma forse mi aspettavo qualcosa di più e invece mi è apparso piuttosto banale. In breve, è la storia di Howard un manager di grande successo che non riesce a superare la perdita della figlia di appena sei anni. I suoi tre migliori amici e colleghi si impegnano per trovare un espediente per far sì che Howard superi il lutto e salvi la società per cui lavorano. 
L'ho trovato un po' forzato in alcune scelte e in generale decisamente troppo amplificato: il tema centrale sembra essere la sofferenza. Forse persino troppo.
L'altro film visto, visto di recente, è La La Land (regia di Damien Chazelle). Allora, ero molto molto scettica a riguardo e ad essere sincera non volevo nemmeno troppo vederlo. Il motivo principale è che odio i musical (ebbene sì, l'ho detto). Che poi non è vero che li odio, ci sono delle eccezioni. Diciamo che se devo scegliere evito i musical. Sono stata spinta da tutte le nomination (ben 14!) e alla fine mi ha sorpreso. Scenografie pazzesche e regia tecnicamente impeccabile. Emma Stone e Ryan Gosling fantastici, soprattutto Ryan Gosling che ho trovato eccezionale. La storia, nonostante sia essenzialmente molto semplice, è spettacolarizzata dalle coreografie e dalla sceneggiatura. Il messaggio di fondo è dolce-amaro. Insegui i tuoi sogni, credi in te stesso, lotta per avere quello che vuoi, ma forse è anche giusto scendere a compromessi, forse è necessario sacrificare qualcosa.
Il finale sulle prime mi ha lasciato interdetta, ripensandoci dopo credo sia stato il finale perfetto. Quella nota amara che ti riporta un po' con i piedi per terra e ti ricorda che la vita sì è bella, ma le favole in fondo non esistono.

Musica
Nel mese di gennaio è uscito L'amore e la Violenza, ultimo album dei Baustelle. Io sono una grandissima fan dei Baustelle (avevo anche letto il libro di Francesco Bianconi, una vera groupie) e la notizia del nuovo album mi aveva infervorata da morire. Ovviamente non ha deluso le mie aspettative, anzi. Sicuramente mi è piaciuto tanto perché mi ha ricordato molto Il sussidiario illustrato della giovinezza, che pubblicarono nel (lontanissimo!) 2000. Le tematiche care ai Baustelle (l'amore, la morte, la giovinezza, i preti) sono presenti anche qua e rappresentano il fulcro centrale. La differenza con i precedenti album si ha nella retrospettiva: mentre nel Sussidiario illustrato della giovinezza si affrontavano questi temi secondo un'ottica giovanile, quasi adolescenziale, qua li affrontiamo con una maturità del tutto nuova. Non siamo più i sedicenni disarmati e attoniti di fronte ai primi amori, al sesso, a quella voglia incontenibile di fuggire dalla provincia. Nell'Amore e la violenza siamo giovani adulti, ancora alle prese con l'amore, il sesso e la voglia di fuggire ma abbiamo gli strumenti per affrontarli o almeno per combattere dignitosamente. Questo album per me rappresenta la crescita dall'adolescenza all'età pre-adulta, un percorso interiore che sono felice di aver intrapreso insieme ai Baustelle. 

martedì 31 gennaio 2017

Ti racconto | Le ragazze di Emma Cline


Titolo: Le ragazze
Autore: Emma Cline
Casa Editrice: Einaudi
Traduzione: Martina Testa
pp. 344
€ 18,00



Io sono un po' come San Tommaso, quello che non ci crede finché non ci sbatte il naso (che poi vabbè, povero San Tommaso...). In pratica più un libro fa notizia o si parla di caso editoriale più io mi tengo lontana. E' più forte di me, tendo a fuggire di fronte a tutti quei libri (bestseller? mah) a cui appiccicano una roboante fascetta piena di false speranze.  Eppure ecco che ogni tanto ci sono questi romanzi che mi fanno ricredere e mi sorprendono, piacevolmente. Le ragazze, romanzo d'esordio della giovanissima autrice statunitense Emma Cline, ha spopolato in America e non solo. Ha fatto così tanto parlar di sé per diversi motivi. Uno dei motivi sicuramente è da attribuire alla scelta di ispirarsi a un tragico fatto di cronaca che suscitò scalpore in America. Un terribile pluri-omicidio in cui perse la vita Sharon Tate, moglie del famoso regista Roman Polanski.
Evie Boyd è una ragazzina di quattordici anni e sta affrontando uno dei mostri contro cui è più difficile combattere: l'adolescenza.  E' una ragazzina normale, annoiata, anonima. Un giorno al parco viene attratta dalla visione delle ragazze che si aggirano 'fluide, incuranti come squali che tagliano l’acqua'. In particolare Evie è stregata da Suzanne, così atipica, così bella.  E basta un attimo. In un attimo la sua vita viene stravolta, risucchiata in un vortice senza controllo.
E' vero che questo è un romanzo sull'adolescenza e lo è in senso molto ampio eppure molto personale.
Emma Cline viviseziona ogni emozione, ogni sensazione e la distrugge fino a rendere tutto apatico, senza senso. Adolescenza è sinonimo di accettazione. Gli adolescenti devono sentirsi accettati, ne hanno bisogno è una necessità fisiologica. La convinzione alla base è riporre tutte le aspettative, le ansie e le angosce nell'attesa di essere accettati dagli altri, da qualcuno. Dimenticando che i primi da fronteggiare siamo noi stessi. Non puoi essere accettato dagli altri se prima non impari ad accettarti con te stesso. Ad amare quello che sei. Ma questi ovviamente sono ragionamenti a posteriori, campati lì da qualcuno che l'adolescenza l'ha ampiamente superata.
Il problema infatti sorge quando ci sei dentro, fino al collo. Quando hai 15 anni e l'unica cosa che vuoi è far parte di qualcosa, di un qualcosa che sia qualsiasi cosa. Essere come loro. Essere notata. Essere apprezzata. Essere amata.
Evie ha bisogno di sentirsi parte di un qualcosa che a tutti gli effetti è un qualcosa molto più grande di lei. Spinta da un'attrazione magnetica, quasi accecante, quasi più forte del pericolo che sa nascondersi sotto. Evie non è inconsapevole, non è una ragazzina stupida ignara del rischio a cui sta andando incontro. Ma l'attrazione verso le ragazze, verso questo piccolo universo che sembra accettarla, è più forte. E' un legame più indissolubile. 
E' una lotta continua, tutta al femminile. Perché, come l'autrice tende a sottolineare, sono proprio le ragazze le vittime su cui l'adolescenza scaglia la sua ira più violenta. Le ragazze si devono focalizzare anche su un pensiero  laterale: come apparire agli occhi degli uomini, dei maschi. Gli atteggiamenti, l'abbigliamento, il tono della voce e il linguaggio del corpo.
Emma Cline è bravissima a sviscerare il flusso di coscienza di un'adolescente e lo sa fare anche bene. Ha creato il perfetto romanzo sull'adolescenza e più in generale sul bisogno di sentirsi accettati, sia dagli altri che da se stessi. Un'estenuante ricerca del sè, di un'individualità sconosciuta. 
Una scrittura acuta, sagace, irriverente. A tratti forse l'ho trovata un po' artefatta, costruita ma devo dire che è uno stile che non mi dispiace nemmeno troppo. Mi ha ricordato vagamente le atmosfere malinconiche del mondo femminile alla Sofia Coppola.
Una California dissacrante, senza pietà.

sabato 14 gennaio 2017

Ti racconto | Le otto montagne di Paolo Cognetti


Titolo: Le otto montagne
Autore: Paolo Cognetti
Casa Editrice: Einaudi
pp. 208
€ 18,50



Ho finito questo libro da almeno una settimana ed è rimasto a vagare nell'aria, nella mia mente, nei miei pensieri. Mi sono presa un attimo per assimilarlo, perché è un libro lento. Ma non lento nel senso di noioso, no no. Lento nel senso di placido, riflessivo. Di Paolo Cognetti avevo già letto Sofia si veste sempre di nero e l'avevo adorato. Qui, per la prima volta, si cimenta nella lunghezza. Se infatti prima aveva scritto solo raccolte di racconti qua abbiamo un vero e proprio romanzo.
E' una storia di legami. Di relazioni. Di affetti, anche. 

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre. Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno. 

La montagna è magica, maestosa e imponente. Può essere dolce e affabile come una madre premurosa o aspra e arcigna come un nemico da fronteggiare. E' lo scenario perfetto per pensare, meditare, fare bilanci, guardarti intorno e capire chi hai al tuo fianco, andare avanti, in ogni caso. 
Questo libro parla proprio di questo. Relazioni e crescita.
Pietro e Bruno si scoprono da bambini e si ritrovano da adulti. E in mezzo c'è la vita. Ci sono le scelte, le decisioni importanti. E poi ci sono le perdite, le assenze pesanti che ti portano a farti ancor più domande. 
Ponderare le decisioni e finire sempre e comunque a chiedersi 'se non fosse stato meglio...' o 'se non abbia fatto meglio lui a fare così'. Tempo di bilanci e di auto rimproveri. 
La leggenda delle otto montagne è una storia che un vecchio signore racconta a Pietro in Nepal. C'è una montagna altissima, il monte Sumeru e attorno otto montagne. Si chiede: "Avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?" Persone diverse, vie diverse ma stesso bottino: conoscersi, capirsi, accettarsi. 
Cognetti è bravissimo a delineare due personaggi che sono due facce della stessa medaglia.
Pietro, il ragazzino di città che vede nella montagna la via di fuga; in quell'ambiente ameno così lontano dalle polveri della città riesce a trovare una connessione con il padre, una via di contatto che li unisce. Per lui la montagna è una via di fuga, l'anello di congiunzione tra lui e suo padre, il punto d'incontro.  E poi c'è il rovescio della medaglia. C'è il suo amico Bruno che in montagna c'è nato e cresciuto e la montagna rappresenta tutto il suo mondo. E a tratti sembra una condanna, una prigionia da cui non sa come fuggire, forse per abitudine forse per attitudine o forse, semplicemente, perché il suo universo è e sarà sempre lì, tra le pecore e i ghiacciai. Tirando le somme della tua vita, contando le presenze, le assenze, le relazioni che hai coltivato e quelle che invece hai seminato per la via, puoi solo dirti che crescere fa parte della vita, sbagliare fa parte del gioco. 

venerdì 6 gennaio 2017

Top 10 del 2016 | A year in books

Dunque. Riordinando le idee mi è venuto in mente che avrei dovuto scrivere un wrap up di dicembre e il pensiero immediatamente successivo è stato che dicembre, per quanto riguarda le letture, è stato un mese misero e gramo. Però, procedendo per un assurdo gioco di associazioni di idee, ho anche pensato che tutto sommato il mio anno 'nei libri' è stato piuttosto soddisfacente. Non sono solita fare classifiche, dare voti ecc.. quindi semplicemente ecco una lista di dieci libri che mi hanno accompagnato nel mio 2016. Storie belle, libri che mi sono rimasti attaccati lì al cuore o che, semplicemente, mi hanno toccato per un motivo o per un altro. 
L'ordine è assolutamente casuale perché, ripeto, non sono capace di fare liste  (evidentemente la passione smodata per pinterest non è utile in questo caso).

Il Buio oltre la siepe - Harper Lee
Partiamo in quinta con un grande classico. Ho recuperato questo piccolo gioiellino che non avevo mai letto ed è stata una delle letture più belle di sempre. 
Siamo in Alabama negli anni '30 e seguiamo le avventure quotidiane della piccola Scout, di suo fratello Jem e del padre Atticus Finch. Atticus è un avvocato e, quando decide di difendere un uomo di colore accusato di aver violentato una ragazza bianca, i due ragazzi si troveranno a far fronte agli insulti e al disprezzo della comunità.
Un romanzo  meraviglioso. Nella sua semplicità riesce a toccare e ad argomentare temi delicati e ostici, soprattutto per quegli anni. L'ingiustizia, la diversità, il ruolo della donna, i diritti della popolazione afroamericana e soprattutto la paura di ciò che non conosciamo, di tutto quello che è diverso, generata dall'ignoranza. 

Everyman - Philip Roth
Nel 2016 ho deciso di regalarmi il mio primo Roth.  Sono partita da questo libriccino a caso, buttandomi nel vuoto. E non sono rimasta delusa.  In poco più di cento pagine c'è tutto.  Questo romanzo racconta, sostanzialmente, la vita dell'Everyman, così come, in maniera ancora più straordinaria, racconta della sua morte. Il primo incontro infatti lo facciamo proprio con la morte, come se la storia fosse stata capovolta, raccontata al contrario o, ancora più semplicemente, vissuta al contrario. L'Everyman è l'uomo comune, straziato dagli stessi dubbi e perplessità che prima o poi attanagliano qualsiasi uomo; la vecchiaia, il lento deterioramento fisico, il rendersi conto piano piano che le persone vicino a te stanno, nel modo più naturale possibile, morendo.
La morte, infatti, è vista nella sua nuda e cruda naturalezza. Senza filtri, senza inutili fronzoli, senza essere elevata a un livello soprannaturale o mistico, ma proprio nella sua concezione più terrena e fisica. 
Un racconto lungo in cui Roth non ci ha fatto mancare niente, storie di vita, di morte, di affetti e di orgasmi poderosi. 

A Sangue Freddo - Truman Capote
Romanzo di non-fiction. Un resoconto del quadruplice omicidio della famiglia Clutter.  
La cittadina di Holcomb incarna perfettamente il modello del grande Sogno Americano, sembra proprio uno di quei posti con le case tutte uguali in cui una casalinga prepara crostate di marmellata e le lascia a raffreddare sul davanzale, una cittadina come tante, dove vivono persone come tante che conducono una vita come tante ma soprattutto dove, di solito, succedono cose come tante. Sì, tutto molto bello, tutto fino al 15 novembre 1959. Sembra l'inizio di un film horror e in parte, beh, lo è. Proprio in quel giorno infatti la famiglia Clutter viene trucidata senza pietà nella loro casa. Quadruplice omicidio (il signor Clutter, la moglie, la figlia più piccola e il figlio). Nessun sospettato e soprattutto nessun motivo apparente perché la famiglia Clutter è (cioè era) ben voluta da tutti, amata e rispettata da tutta la comunità, una sorta di istituzione, di punto di riferimento. Quindi, chi è stato? Perché? Perché farli soffrire così? Perchè un gesto così agghiacciante? Tante domande e poche risposte, così iniziano le indagini.
Questo bel quadretto, degno del miglior thriller, descrive una storia realmente accaduta. Capote infatti apprende la notizia leggendola sulla cronaca locale e si fa mandare dal New Yorker come inviato speciale per seguire e occuparsi della vicenda. Tra le altre cose chiama a collaborare con lui la scrittrice e amica Harper Lee, infatti anche il libro è dedicato a lei. Capote ha passato gli anni successivi a occuparsi di questo romanzo in cui, come recita la copertina della nuova edizione, resoconto giornalistico e racconto si fondono in un meccanismo narrativo perfetto. Come ha sostenuto Capote stesso, l'intenzione era quella di creare una non-fiction novel, fondendo la mera cronaca nuda e cruda a una versione romanzata del racconto, innescando quel meccanismo di empatia e attaccamento ai personaggi che non ha niente a che vedere con la figura del giornalista quanto piuttosto con quella dello scrittore. Nella narrazione il Capote giornalista emerge prepotente, lo stile appare sempre asciutto e analitico, ma il racconto non risulta mai freddo. Non potrebbe, non dopo che conosciamo i due assassini, entriamo nelle loro menti, nei loro ragionamenti assurdi, diventiamo come loro accecati dall'odio, dalla vedetta (immotivata, tra l'altro). Non possiamo rimanere freddi mentre conosciamo la comunità di Holcomb e lasciamo che la storia venga, almeno in parte, filtrata dall'american dream provinciale, le famose 'chiacchiere da bar', in cui tutti hanno sempre qualcosa da dire e il vecchietto assicura che l'assassino 'salutava sempre'. E così Capote ci trascina con lui in questa storia atroce, dal ritrovamento dei cadaveri fino alla sentenza da parte dei giudici, ed è grazie alla narrazione alternata, da una parte la comunità dall'altra i due assassini, che ci immergiamo completamente nel racconto senza essere influenzati dal giudizio o dallo stile di Capote, giornalistico quanto basta e assolutamente imparziale. Uno registro narrativo assolutamente alto, in particolare nel trattare argomenti delicati come l'essere in grado di stabilire la stabilità mentale dei due assassini o, ancora peggio, discutere sulla pena di morte.
In sintesi direi che abbiamo una storia orribile, raccontata in modo sublime.

Sette minuti dopo la mezzanotte - Patrick Ness
Conor ha 13 anni. Ogni notte, sette minuti dopo mezzanotte, un mostro va a fargli visita. Un immenso albero di tasso prende forma e gli racconta delle storie magiche e inquietanti. È un mostro speciale, non il solito che si incontra negli incubi. È un essere antico e selvaggio che vuole aiutarlo a suo modo: ad affrontare la malattia terminale di sua mamma, ad affrontare la sfida più grande di tutte, la verità.
Il potere delle storie è staordinario e infinito. Ci sono storie che vengono raccontate per farti addormentare e accompagnarti dolcemente verso sogni meravigliosi, altre allietano i momenti di noia e ti fanno sorridere come un bambino. Altre, invece, sono storie potenti. Sono quelle storie che fanno male perchè sanno dover colpire, chi ha detto che la penna ferisce più della spada deve aver letto senz'altro questo libro. Queste storie ti entrano dentro, sottopelle, ti torchiano e ti soffocano alla gola e alla fine, stremato, sei costretto a spogliarti di tutte le paure, le preoccupazioni, le ansie e sei costretto a guardare in faccia la nuda e cruda realtà. E' un romanzo che dovrebbero leggere veramente tutti. Nonostante sia un argomento molto delicato e le atmosfera possano sembrare cupe, il tema della morte viene affrontato con delicatezza, con una purezza e una limpidità struggente e commovente. 

Le ceneri di Angela - Frank McCourt 
Io me lo immagino un sessantaseinne Mccourt chino sulla scrivania, penna da una parte e un bicchiere di whiskey dall'altra, snocciolando ricordi ben fissati nella sua mente. 
Me la vedo così, nella mia testa, la stesura de Le Ceneri di Angela, un'immagine senz'altro poetica, probabilmente nemmeno troppo lontana dalla realtà. E' un romanzo incredibile, e incredibile è come Mccourt sia riuscito a creare dal niente un'opera così ricca di sentimento, di emozioni, di atmosfere e sensazioni.
La narrazione sembra un dipinto, un enorme dipinto in cui l'autore mette in scena i personaggi dandogli uno spessore tale da renderli reali, con tutte le sofferenze, le angosce e le piccole soddisfazioni.
La voce di un Frank bambino ci trascina in Irlanda, in un contesto storico delicato, a cavallo tra le due Guerre mondiali, e proprio grazie a una visione così disincantata e alla spontanea schiettezza di cui solo un bambino è capace, ci troviamo immersi in una realtà così lontana da sembrare irreale. E invece reale lo è eccome, e proprio grazie alla genuina durezza della narrazione riusciamo a calarci meglio nella vita dei personaggi. Una quotidianità misera, tanto da potersi tranquillamente definire povertà senza limiti, una realtà fatta da dogmi cattolici da osservare rispettosamente, da preti da cui correre a confessarsi, da sogni a occhi aperti per un futuro più roseo, da cattolici e protestanti, malattie inguaribili e padri ubriachi sempre combattuti tra il mantenere la propria famiglia e il bar all'angolo che chiama per un'altra birra. Il Mccourt poco più che sessantenne non sembra incidere sul Mccourt bambino, la narrazione non appare mai aneddotica, ma anzi, viene filtrata dalla spontaneità giocosa della mente bambina, a tratti persino capace di mutare le situazioni più tragiche in momenti buffi e, in una certa misura, formativi. Tra una pagina e l'altra Mccourt tesse un sottile inno alla donna. Infatti in quella che dovrebbe essere una società fortemente patriarcale, in cui è il padre, capostipite della famiglia, che dovrebbe provvedere al mantenimento e al sostentamento di mogli e figli, qua è raffigurato come un debole, incapace e inetto di fronte alle sue responsabilità. Ecco allora che si ha un inversione di ruolo, si ha una madre che lotta con i denti e si aggrappa a qualsiasi brandello di speranza per garantire una vita decente ai propri figli, una dignità intoccabile. Questa caratterizzazione dei personaggi li rende quasi tridimensionali, ogni singolo personaggio ha diverse sfaccettature, per cui diventa impossibile definire se esistano effettivamente personaggi buoni e personaggi cattivi, appaiono tutti capibili o quantomeno giustificabili.  Ci sono veramente tante cose in questo romanzo, c'è sofferenza, ci sono lacrime e c'è gioia, c'è l'Irlanda (che per alcuni - tipo me - è già un motivo sufficiente per leggere un libro), ci sono cattolici e preti e c'è il fiume Shannon da cui potete farvi cullare docilmente o soffocare dal suo odore  senza pietà.
(Tra l'altro ha uno degli incipit migliori di sempre)

La Boutique del Mistero - Dino Buzzati
Chiudi questo libro e hai due opzioni. Aspettare che scivoli via il senso di smarrimento, vertigine e tutta un'altra serie di aggettivi che potrei facilmente recuperare scrivendo 'incredibile' su google e cliccando sinonimi, oppure tuffarti di nuovo in un mondo di follia. Ho optato per una clemente via di mezzo, quindi probabilmente sarò sconclusionata e vagamente delirante, perfettamente in accordo con questi racconti. Quando non conosci una cosa di solito hai dei pregiudizi e di solito la base dei pregiudizi è la paura. Ecco, io avevo paura che Buzzati fosse noioso. C'era, per me, quest'aura di timore intorno a questo autore che per fortuna è stata spezzata da una scoperta ancora più sconvolgente: Buzzati non è noioso. Potrei definirlo in mille modi, poetico, mistico, fantasioso, ironico, cinico forse, ma mai noioso. La boutique del mistero è un libretto che contiene una trentina di racconti, pubblicati dall'autore con l'intento di far conoscere il meglio della sua produzione. E direi che ci siamo, in pieno.
Questi scritti parlano di sensazioni,fondamentalmente. Ci sono emozioni, misteri, mondi irreali e crudelmente veri, situazioni paradossali, giacchette stregate e strani mostri marini. 
L'ombra della morte incombe e pervade le pagine come un ospite silenzioso, ma sempre presente. Questo senso d'angoscia è spezzato, a tratti, da un senso dell'humor quasi sardonico impresso tra le righe. L'angoscia per la solitudine, i paradossi surreali tipici della frenesia contemporanea, tutto è così stupendamente amalgamato in un unica grande boutique del mistero, très chic. 

Franny e Zooey - J.D Salinger
Ritrovare Salinger è sempre un immenso piacere e una grande fortuna. 
Questo è il primo romanzo in cui incontriamo la famiglia Glass, Franny e Zoeey sono i due figli minori. Ecco, non è che ci sia molto da dire sulla trama in sé. Sono due racconti lunghi che si snodano a partire dai due personaggi, Franny e Zooey,  che finiscono per inglobare la storia di tutta la famiglia Glass. 
C'è qualcosa nel modo di scrivere di Salinger che non lo so, spesso mi fa dubitare che apparteniamo effettivamente alla stessa specie. Rileggere Salinger è come incontrare di nuovo un vecchio amico a cui sei veramente legato, ti sembra di ritrovare ogni volta un pezzetto di te. Tra l'altro è anche uno dei pochi autori ad avere uno stile inconfondibile, lo riconosceresti tra mille. 

Abbiamo Sempre vissuto nel castello - Shirley Jackson
Un'altra autrice che ho letto per la per la prima volta nel 2016 e di cui mi sono follemente innamorata è Shirley Jackson. Questo romanzo mi è piaciuto tantissimo per le sue atmosfere, per quella coltre di mistero, quel senso di risolto e irrisolto che ti lascia sempre sospeso nel dubbio. 
Mary Katherine ha diciotto anni e ci racconta della grande casa in cui vive con sua sorella Constance e il loro zio invalido Julian. Vivono recluse in una idilliaca felicità, fatta di piccoli riti quotidiani in cui non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia sono morti avvelenati sei anni prima, proprio al tavolo della sala da pranzo di quella casa. L'arrivo di un estraneo, loro cugino Charles, turberà la loro quieta routine e la storia prenderà una piega grottesca e decisamente misteriosa. 
Shirley Jackson ha l'incredibile capacità di creare una storia intrisa di mistero, dalle atmosfere conturbanti e soprattutto disturbanti, senza alzare la voce (come ci dice il caro buon vecchio King). Non ha bisogno di spiattellarti davanti cadaveri o scene splatter con spargimenti di sangue. No, riesce a catapultarti addosso tutta la bizzarria e il grottesco senza farti mai realmente capire che sei dentro a qualcosa di assolutamente strano e indecifrabile. 

La Strada - Cormac McCarthy
Questo 2016 mi ha regalato anche un primo romanzo di Cormac McCarthy. 
Un padre e un figlio percorrono una lunga strada asfaltata in direzione sud, per sfuggire a un'America desolata, devastata da una catastrofe che ha spazzato via gran parte degli essere viventi, riducendo quel brandello di umanità rimasta a condizioni primitive prive di qualsiasi comodità. 
E' un romanzo davvero molto particolare; la trama è semplicissima, ridotta all'essenziale, così come lo stile di McCarthy. La narrazione è scarna, priva di orpelli e ridotta all'essenziale, soprattutto per quanto riguarda i dialoghi (cosa che mi piace tantissimo). Allo stesso tempo però c'è un lirismo, una poesia incredibile insita nelle sue parole e soprattutto nelle sue descrizioni. In particolare c'è  un incredibile rispetto nei confronti della natura nel tratteggiare i paesaggi, le ambientazioni, gli elementi naturali che rendono tutto ancora più mistico, incomprensibile.

Rumore Bianco - Don DeLillo
E' un libro difficile, complicato ma soprattutto denso.
Di cosa parla Rumore Bianco?
De Lillo apre uno squarcio sulla società americana partendo da una famiglia normale, o quantomeno normale come lo possono essere tante. Jack, Babette, qualche ex moglie di Jack, figli avuti da diverse moglie, figli sparsi per il mondo. Una famiglia allargata decisamente americana. Non solo ce la racconta, ma la critica. 
Questo libro è un'aperta e deliberata critica alla società americana. Il culto delle star, le televendite di medicine miracolose, l'obesità, il consumismo, tutto filtrato attraverso un occhio critico, uno sguardo puntato sulla lavatrice sempre in movimento, sulla quantità di cibo, cereali e yogurt destinati al compattatore.  Persone che vagano nei supermercati come in trance. Elogio allo spreco.  Ma non solo. De Lillo fa di più, va oltre. Questo paraocchi costruito sul consumismo, sullo spreco altro non è che un palliativo, un giochetto mentale che ci creiamo da soli per non pensare. Per non toccare quella corda, quel tasto dolente insito in ognuno di noi. La morte.  Una morsa allo stomaco. Memento mori. Ricordati che devi morire. E DeLillo, stiamo tranquilli, ce lo ricorda. Il pensiero della morte è un piccolissimo insetto che ti si insinua sotto pelle e piano piano cresce. Non lo vedi, non è tangibile ma sai che c'è e ti ricorda costantemente che è tutto effimero, tutto sfugge al controllo, alla volontà. La morte è sorda eppure fa rumore. Un ronzio, un suono perpetuo. Bianco. White noise. Non si tratta della morte come fatto in sé, come crudo e naturale percorso della vita, come un ciclo che ha un inizio e inevitabilmente una fine. La paura della morte, questo è il fulcro.
Il pensiero costante che prima o poi devi morire.
Mi è tornato in mente quel detto latino 'Hodie mihi, cras tibi'. Letteralmente significa 'oggi a me domani a te'. In senso lato è applicabile per persone che dovranno passare per le stesse difficoltà nelle quali qualcuno attualmente si trova. In questo, caso nelle specifico, nello stato di paura costante. Vivere nel pensiero della morte.
L'uomo è un animale egoista e in punto di morte ancora di più. Si muore soli, nel modo più naturale e egoista possibile, con la nostra sofferenza, i nostri pensieri magari persino con i nostri rimorsi o i nostri rimpianti. Non c'è niente che ci può salvare, non c'è scienza che tenga con qualche teoria strampalata e all'avanguardia, non ci sono pillole miracolose o superstar immortali. Siamo tutti uguali di fronte alla morte, nudi spogli egoisti e soli. 

Ok, la top 10 è giunta al termine. Ovviamente non potevo non barare, infatti mi sono accorta di non aver citato nemmeno una graphic novel. Quindi, tra tutte le (bellissime) graphic novel che ho letto mi sento di inserire in questa lista  Kobane Calling di Zerocalcare. L'ho trovata di un'umanità e di un'umiltà pazzesca, qualità che rispetto e ammiro. Mi ha fatto ridere e mi ha fatto piangere, spesso contemporaneamente. E poi Zerocalcare se ama, punto.

Bene, il delirio da top 10 è terminato (gioia, gaudio e felicitazioni).

Spero sia un anno ricco di tante belle cose, tante belle persone e ovviamente tanti belle letture. 

mercoledì 21 dicembre 2016

Ti racconto | Le fate del Travancore di Nicola Tenani

Il Travancore: una regione situata nell’India precedente l’Indipendenza del 1947, un regno a cavallo tra gli attuali confini meridionali dello stato del Kerala (allora suddiviso in tre regioni, Travancore, Kochi, Malabar) e parte del confinante Tamil Nadu. Oggi i confini sono definiti in modalità diverse ma il Travancore esiste nella sua cultura, cibi, usanze, aspetti naturalistici, templi, luoghi, storie di uomini e donne forgiate nei millenni al senso dell’armonia interreligiosa e alla convivenza tra caste e etnie variegate. Chi sono le fate del Travancore? Sono le donne di questo angolo di tropico indiano: all’interno del romanzo viaggerete in quelle terre attraverso spaccati delle loro vite, delusioni, sofferenze, sogni, disillusioni e successi. Per le mie ‘fate’ ho voluto in tutte le storie un happy-end per allontanare l’odore sgradevole di una stampa internazionale che si occupa di India solamente in frangenti di violenze, per mostrare un aspetto diverso, la tenacia, la cultura, la spiritualità di un popolo che merita e chiede un diverso approccio.

Tre racconti, tre donne e un viaggio nel Kerala, in quell'India magica, misteriosa, affascinante.
Subha, Sajitha, Judy sono i nomi della fate che vivono in questo posto magico. Non sono le fate a cui siamo abituati, con le ali, le bacchette e la porporina, ma hanno poteri altrettanto straordinari. Sono donne, bambine, ragazze che ogni giorno studiano, giocano, lavorano e combattono contro una cultura che le relega sempre un gradino più in basso rispetto ai loro uomini.
L'autore ci trascina in un viaggio incredibile, alla scoperta di un angolo di mondo così straordinariamente suggestivo che ti basta chiudere gli occhi per sentire gli odori, i profumi, vedere i colori, sentire i suoni, le canzoni. Non è solo un viaggio fisico ma anche mentale, spirituale, umano; calarsi completamente in una cultura diversa, spesso così lontana dalle nostre abitudini, dalla nostre usanze. Entrare - in punta di piedi - in un tessuto culturale così distante dal tuo e raccontarsi, capirsi, ritrovarsi semplicemente.
Ti cattura e ti incanta come un bambino di fronte a una splendida fiaba grazie a uno stile fluido e lirico allo stesso tempo. Poetico eppure vivo, vero, autentico.


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lunedì 12 dicembre 2016

Ti racconto | La magica medicina e Il GGG di Roald Dahl


Titolo: La magica medicina
Autore: Roald Dahl
Traduttore: P. Forti
Illustratore: Q. Blake
Editore: Salani
Collana: Istrici d'oro
Pagine: 123 p. , Rilegato


George è un bambino di otto anni e ha una nonna insopportabile, una vecchietta bisbetica che lo assilla continuamente con le sue angherie. Un giorno la madre di George lo lascia solo con la nonna, ricordandogli di darle la sua medicina. George coglie l'occasione al balzo e decide di prepararle una medicina molto speciale per vedere se riesce a cambiare almeno un po' il suo caratteraccio...Ci riuscirà? 


Titolo: Il GGG
Autore: Roald Dahl
Traduttore: D. Ziliotto
Editore: Salani
Collana: Gl'istrici
Anno edizione: 2008
Pagine: 223 p. , Brossura


Sofia si sveglia nel cuore della notte e vede dalla finestra una figura gigantesca. Ma è proprio un gigante quello? Prima che possa realizzare cosa sta succedendo, una mano enorme la strappa fuori dal letto e la porta con sé nel paese dei giganti. Sofia ha il terrore di essere inghiottita in un solo boccone ma non sa che in realtà si trova di fronte al GGG, il Grande Gigante Gentile, un buffo personaggio che parla in modo strampalato e si nutre solo di cetrionzoli. 

Quest'anno si celebrano i 100 anni dalla nascita di Roald Dahl.
Roald Dahl è stato un grandissimo scrittore per bambini e ragazzi (...e non solo, aggiungerei io) e proprio in occasione di questo anniversario Salani Editore ha deciso di ripubblicare i volumi di questo autore, dedicandogli una nuova collana. Tutti i volumi sono arricchiti dalle meravigliose illustrazioni di Quentin Blake e hanno una grafica curata in ogni dettaglio; il nuovo logo infatti è un aeroplanino di carta che richiama il passato da pilota di Roald Dahl e in qualche modo simboleggia anche il volare con la fantasia, con la mente. 
I primi due libri che ho deciso di rileggere sono La Magica Medica e il Il GGG,
Allora, devo dire che La Magica Medicina, pur non essendo tra i miei preferiti di sempre, è assolutamente in perfetto stile Roald Dahl, ho ritrovato esattamente l'autore che conoscevo. E' divertente, pungente, quell'ironia cattiva e dissacrante così caratteristica. Scherza con le parole, ne crea di nuove e si inventa animali giganti. Tra l'altro il libro è dedicato 'ai medici di tutti il mondo', ironizzando ancora una volta sul ruolo e soprattutto sul potere di questa figura. 
L'altro libro che ho riletto - anche in vista del film che uscirà a fine dicembre - è Il GGG. Ecco, questo è senz'altro uno dei miei preferiti. Secondo me non ci sono molte parole per descriverlo, va assolutamente letto per apprezzarlo al meglio. C'è tutto: divertimento, giochi di parole, tenerezza, avventura, paura del diverso perché non lo conosciamo. 
Io personalmente adoro Roald Dahl e piano piano voglio rileggere tutte le sue opere perché per me rappresentano un pezzetto di infanzia. Molti suoi libri mi sono stati letto quando era piccola (Le Streghe, Gli Sporcelli, Il GGG) e leggerli adesso, soprattutto leggerli autonomamente, mi fa apprezzare questo autore ancora di più. 
Roald Dahl ha la grandissima capacità di divertire il lettore, di qualsiasi età per giunta, giocando con le parole, con il linguaggio. Quando sei un bambino e leggi (o ti fai leggere) i suoi romanzi è come se la realtà intorno a te andasse in pausa, ti ritrovi catapultato in un altro mondo popolato da giganti e animali enormi ed è divertente da morire.  Nei suoi racconti c'è sempre questa ironia, questo sarcasmo pungente (spesso anche cattivello)  che da adulto comprendi veramente fino in fondo e ti fa apprezzare ancora di più l'incredibile capacità di giocare con le parole, scomporle, ricomporle e creare doppi sensi unici. Molti dei personaggi creati da Roald Dahl provengono dalla sua infanzia, dalle sue esperienze personali. Il suo mondo viene manipolato dalla fantasia, tutto viene edulcorato ed esagerato tanto da creare mondi pazzeschi, divertenti, personaggi strambi e -qualche volta- al limite del grottesco.