venerdì 12 maggio 2017

Ti racconto | Cecità di José Saramago

Stavo fissando la pagine bianca prima di iniziare a scrivere questo post e ho pensato che è proprio buffo il collegamento che il mio cervello ha istintivamente fatto. Il bianco latte che pervade gli occhi, la mente e qualsiasi senso è accecante. Un gioco di parole infelice, forse, che dopo la lettura di questo romanzo non avrà nemmeno più senso. Sto già divagando e svarionando peggio del solito ma sapevo che sarebbe accaduto. Il punto è che Cecità di José Saramago non solo è un romanzo bellissimo e intenso, ma è proprio uno schiaffo ben piazzato all'ego umano. 
Quindi, riavvolgiamo e partiamo daccapo. 
Siamo  in un tempo e un luogo imprecisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni dei protagonisti sono, ovviamente, devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza e gli effetti di questa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in quarantena all'interno di un ex manicomio per la paura del contagio, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità. 

Chiudete gli occhi e pensate per un secondo di vedere solo bianco, tutto bianco e nient'altro che bianco intorno a voi. Pensate ora all'orrore che provereste se aprendo gli occhi questo bianco persistesse, insinuandosi nella vostra mente, nei vostri incubi. Magari capiterà mentre siete fermi al semaforo ad aspettare il verde, dopo una lunga giornata di lavoro o mentre siete in fila alla cassa al supermercato o mentre fate l'amore. Saramago ci trascina in un vortice senza uscita, una sorta di universo parallelo irreale e spaventoso. Ma la cosa più spaventosa, la cosa veramente grottesca, è che la realtà distopica messa su da Saramago è tremendamente vicina alla nostra contemporaneità. Se è vero che l'uomo si distingue dagli animali grazie all'uso cosciente della ragione, qua assistiamo a un rovesciamento dei ruoliL'uomo perde la vista e con essa qualsiasi tipo di moralità. Il raziocinio viene spazzato via, sostituito dall'egoismo, bestia nera che cova e si rafforza nell'animo umano. I personaggi sono ciechi non solo nel senso letterale del termine, ma sono accecati dall'odio, dall'irrazionalità, prostrati a schiavi dei più gretti e rudi impulsi carnali, animaleschi. Non c'è nessuna volontà di opporsi, l'uomo si rivela per quello che realmente è, una bestia egoista incline alle più abiette decisioni pur di salvaguardare se stesso. Non c'è nessuna volontà di appellarsi a una qualsiasi etica morale, per non trascorrere la vita nell'oscurità simili alle bestie che natura volle chine a terra e schiave del ventre, come diceva Sallustio. E' come se perdendo la vista, l'uomo perdesse il senso critico, la ragione capace di distinguere tra giusto e sbagliato, bene e male. Non a caso, nel linguaggio comune si usa l'espressione "lume della ragione", che si confà ai pilastri dell'Illuminismo, usare i lumi della ragione contro il buio dell’ignoranza. Ed è proprio da questo vortice di buia ignoranza che l'uomo deve uscire facendo leva sulla sua coscienza, sulla sua moralità. A un certo punto della narrazione mi è venuta in mente quella frase del film Nuovo Cinema Paradiso (di Tornatore, 1988) che dice proprio "ora che ho perso la vista ci vedo di più". Ma in questo caso, quello che si vede altro non è che la vera natura umana: egoista, abietta, prepotente. 
Saramago è un incantatore; la sua prosa, sospesa tra il filosofico e il profetico, è lirica ed allegorica. Tutto ha una seconda chiave di lettura, da inserire in un contesto più grande. Ad esempio nella seconda parte quando entrano in una chiesa e le figure hanno gli occhi bendati o ancora quando incontrano lo scrittore cieco (che per quanto mi riguarda, potrebbe essere Saramago stesso) che sta scrivendo un libro sull'epidemia, anche se non può vedere (la letteratura può salvarci o è anch'essa speranza vana?). 
Lo stile narrativo di Saramgo è potente; ti spezza il fiato. Ad esempio nei dialoghi vengono omessi i caporali e questo contribuisce a creare quel senso di oppressione, claustrofobia, vertigine e sofferenza in cui vivono gli internati. Riesce a creare tutto questo senza connotazioni temporali o fisiche, senza nomi o volti. A cosa servono? A cosa serve un nome? Siamo tutti uguali. 
Il finale è uno squarcio di speranza, come un pallido sole che fa capolino in un mare lattiginoso. Potrà tornare tutto come prima, dopo aver visto e sperimentato sulla propria pelle di cosa è capace l'avarizia umana? E' la sfida umana, fuggire al mare lattiginoso che ci ottenebra la mente. 

venerdì 5 maggio 2017

April wrap up | Le cose di Aprile

Ma Aprile è già finito? Cosa è successo? Qualcuno fermi il tempo, perdio.
Aprile se n'è andato piuttosto in fretta e come ogni mese raccolgo le idee su tutte le robe che ho letto, sentito, visto e ascoltato e ne sproloquio abbondantemente. Sono soddisfatta perché districandomi tra mille consegne, esami e lezioni sono incredibilmente riuscita a leggere un sacco di robe belle.

Libri
Ho iniziato alla grande con Elementare Cowboy di Steve Hockensmith edito per Casa Sirio Editore. Non conoscevo assolutamente questo autore, ma seguendo la casa editrice sulla loro pagina Facebook, questo titolo mi era saltato all'occhio. Tra l'altro presi questo libro al Pisa Book Festival a Novembre, quindi già molti mesi fa, ma solo ad Aprile mi sono decisa ad immergermi tra cowboy e fuorilegge.
Siamo nel  Montana. I due fratelli Old Red e Big Red sono cowboy in cerca di fortuna. Old Red è riflessivo,silenzioso, intelligente e soprattutto fanatico di Sherlock Holmes. Big Red è scanzonato, ha una passione per alcool e donne (e non fa niente per nasconderlo). Giunti al ranch "Dollaro Barrato" per qualche mese di lavoro, si imbattono nel cadavere dell'amministratore. Big Red prega suo fratello di non intromettersi nella vicenda ma, quando anche un loro compagno viene ritrovato con una pallottola in testa, Old Red decide di emulare il maestro Sherlock Holmes e risolvere il caso. Tra cowboy, fuorilegge, e assassini la ricerca del colpevole porterà i due protagonisti in un vortice di segreti e omicidi da cui solo l'arguzia del grande maestro inglese potrà salvarli. E' stata una lettura davvero piacevole. La trama è rocambolesca, un sacco di avvenimenti si susseguono l'uno all'altro e seguiamo il corso delle indagini partecipando a tutti gli snodi più improbabili, dalle piste cieche, ai colpi di scena fino alla risoluzione dell'enigma. ll personaggio di Old Red, un novello Sherlock Holmes nei panni di cowboy, mi è piaciuto tantissimo. Sulle orme del suo beniamino cerca di riscattarsi mostrando le sue abili doti investigative. Senza contare che con il fratello formano una coppia vincente ma soprattutto esilarante. La nota piacevole di questo romanzo secondo me sono proprio i dialoghi, botte e risposte pungenti e davvero divertenti, proprio come in un duello tra cowboy. Se poi siete fan di Sherlock Holmes è da leggere sicuramente. 

Il secondo libro che ho letto è Tredici di Jay Asher. Nel corso dello scorso mese (e di questo e anche di quelli che verranno, temo) non si è praticamente parlato d'altro, complice la serie tv lanciata da Netflix si è discusso di Tredici praticamente ovunque. Io per prima ne ho già parlato in un post specifico (ne blatero a volontà qui) quindi non mi ripeterò. In breve non mi è piaciuto, l'ho trovato superficiale e a tratti veramente fastidioso. Ho visto anche la serie tv e mi è piaciuta sicuramente più del libro, soprattutto dal punto di vista "estetico". Sono state cambiate diverse cose rispetto al romanzo che hanno cercato di dare un po' di spessore alla trama, enfatizzando certe scene o certe decisioni dei personaggi ma, nonostante tutto questo, ci sono troppe cose che non mi convincono appieno. Secondo me manca tutto un approfondimento della parte psicologica che, se vuoi parlare di suicidio, è fondamentale. Il messaggio alla base resta comunque importante e imprescindibile, ovviamente è sempre bene che si parli di bullismo e si crei un senso di responsabilizzazione, soprattutto nei più giovani. 

Per rimanere in tema bullismo, nel mese di Aprile ho deciso proprio di fare una full immersion nel mondo dei più giovani (sarà che i 25 si avvicinano e faccio di tutto per credermi più giovane? Chissà). Ho letto Lo Sfigato di
Susin Nielsen, un libricino che nella sua semplicità mi ha conquistata totalmente. 
Ambrose Bukowski ha dodici anni ed è, per sua stessa ammissione, uno sfigato,cioè il bersaglio preferito di tutti i bulli della scuola. Ma non per questo si lascia scoraggiare: prende le cose con filosofia e vive la solitudine coltivando quella che è la sua vera passione, nonché l'unica cosa in cui veramente eccelle: lo Scarabeo. Quando per uno scherzo stupido dei compagni rischia di morire, la sua ultraprotettiva mamma decide di ritirarlo da scuola e farlo studiare a casa. È così che Ambrose si imbatte in Cosmo, il figlio venticinquenne della coppia greca che vive nell'appartamento sopra il suo. Il ragazzo è appena uscito di galera e per questo, ovviamente, la mamma di Ambrose gli proibisce anche solo di avvicinarsi a lui. Ma Cosmo ha l'età giusta per accompagnare Ambrose di nascosto al club di Scarabeo a cui sua madre gli ha vietato di iscriversi, ma non andrà tutto secondo i piani. E' un romanzo per ragazzi e nonostante sia piuttosto semplice mi è piaciuto molto. Attraverso gli occhi del ragazzino si affrontano il bullismo, l'amicizia, i pregiudizi e anche la crescita in modo sì serio ma allo stesso tempo anche scanzonato, proprio come farebbe un adolescente. 

Infatti, sempre per rimanere in ambito romanzi per ragazzi, ho letto Danza sulla mia tomba di Aidan
Chambers. Questo autore mi attrae molto, avevo letto Cartoline dalla Terra di nessuno con cui già mi aveva conquistata e piano piano voglio recuperare tutto. Aidan Chambers è noto per essere un grande scrittore per ragazzi, ma questo romanzo, nonostante venga appunto classificato sotto la letteratura per ragazzi, secondo me non ha età non ha target. Hal viene sorpreso a ballare sulla tomba di Barry Gorman, suo amico morto in un incidente di moto. L'assistente sociale chiamato a indagare sullo stato di salute mentale di Hal redige un rapporto. A questo s'intreccia il racconto del ragazzo, che ripercorre gli avvenimenti dell'estate: come ha conosciuto Barry e la relazione che è nata tra loro. Tutti i pensieri, le insicurezze, l'estasi e l'incertezza di ogni amore nascente, l'attrazione e lo scontro di due personalità opposte. La trama di per sé appare piuttosto semplice ma quello che rende questo romanzo unico sono proprio i personaggi, con tutte le loro paranoie, le loro insicurezze e tutto il vortice di emozioni che ne consegue. I personaggi sono caratterizzati nella loro interezza; si va a esplorare la loro sfera emotiva e sentimentale, che li mostra per quello che sono, cioè adolescenti fragili e insicuri alle prese con i primi dubbi esistenziali. Ma la cosa che più li rende reali è la presenza di una sfera sessuale. Di solito negli young adult è difficile trovare riferimenti espliciti (ma mai volgari eh) alla sessualità dei personaggi, come se questi non avessero impulsi o desideri. Aidan Chambers, attribuendo finalmente una dimensione sessuale a questi personaggi, fa sì che siano più veri, più concreti. Un bellissimo romanzo di formazione veramente per qualsiasi età. 

 Cambiando totalmente genere, due romanzi che ho letto (appartenenti allo stesso "genere", diciamo così) sono Superwoobinda di Aldo Nove e Zoo di Isabella Santacroce. Ne ho sproloquiato nel post precedente quindi non mi dilungherò oltre.
Superwoobinda mi è piaciuto tantissimo. E' una raccolta di racconti assolutamente folle e fuori di testa, in cui trash e pulp si fondono e creano un'aspra e cruenta critica alla società della televisione e del consumismo. Capisco che possa non piacere a tutti, sia per le scene cruente che per il linguaggio sboccato ma per me rimane un qualcosa di meraviglioso. Sulla stessa lunghezza d'onda ho letto Zoo di Isabella Santacroce. Questo romanzo in realtà non fa un uso del linguaggio particolarmente volgare ma è veramente un pugno allo stomaco. Una storia che trasuda odio e rabbia al punto di far venire una morsa allo stomaco per il dolore. In generale, se siete impressionabili o deboli di stomaco non consiglio particolarmente queste filone narrativo. 

Ultimo romanzo del mese è La Campana di vetro di Sylvia Plath. Unico romanzo di quest'autrice, fortemente autobiografico. Esther è una diciannovenne di provincia e una studentessa brillante, tanto che ottiene una borsa di studio a New York per lavorare in un'importante rivista. Nonostante si prospetti davanti a lei un futuro dalle più ampie aspettative, Esther accusa un malessere interiore, una forma di depressione silenziosa e subdola che piano piano la trascina a fondo. E' un romanzo che mi è piaciuto molto, in tutta la sua intensità e crudezza. Si traccia  un quadro critico della società, della condizione della donna e delle convenzioni sociali. La campana di vetro a cui si fa riferimento rappresenta un guscio soffocante in cui la protagonista vive e attraverso cui filtra la sua cognizione del mondo esterno. L'io individuale è continuamente sottoposto a continue pressioni riguardo codici di comportamento, aspettative, comportamenti ben precisi di fronte a cui si può accettare un compromesso o forzare un distacco rischioso e potenzialmente traumatico. Il senso di inadeguatezza e di insicurezza è palpabile e soffocante, come una mano invisibile che ti stringe alla gola e ti trascina sotto la campana di vetro, lasciandoti indifeso e inerme. 

Film & Serie Tv
Per quanto riguarda i film, nel mese di Aprile ho visto solo La Bella e la Bestia, al cinema. Carino ma niente di eclatante. Non ho ben capito la diatriba per quanto riguarda le canzoni, io l'ho visto in inglese (sottotitolato in cinese, mi pare giusto) e carino, una bella trasposizione, ma non mi ha emozionato particolarmente. 
Di serie tv ho visto solo Thirteen Reasons Why su Netflix, di cui basta giuro non parlerò più. 

Musica
Nel mese di aprile e in questo ultimo periodo in generale sono regredita alla mia fase adolescenziale più torbida, quindi come una vera teenager ecco la mia top five super giovane.
L'Anima non conta degli Zen Circus
Viva sempre degli Zen Circus
How Soon Is Now? degli Smiths
Asleep sempre degli Smiths
I Luv The Valley Oh degli Xiu Xiu 

E dopo questa mini playlist posso sentirmi un po' più giovane dentro e dormire serena. 

mercoledì 3 maggio 2017

Sui Giovani Cannibali e altre cose Pulp

Negli anni Novanta del XX secolo assistiamo a un cambiamento nella letteratura italiana. Per la prima volta, infatti, proliferano testi estremamente violenti e aggressivi caratterizzati da uno stile vorace completamente diverso rispetto a quello cui eravamo abituati in Italia. Proprio in questi anni assistiamo anche alla nascita di un esiguo gruppo di giovani scrittori che fanno capolino nel panorama letterario italiano. Molteplici sono le etichette che gli vengono affibbiate, alcune più appropriate come "scrittori dell'eccesso" o "neo-avanguardisti", altre più visionarie come "narrative invaders" o, per l'appunto, "cannibali". I protagonisti principali di questa nuova corrente letteraria sono Niccolò Ammaniti, Tiziano Scarpa, Aldo Nove e Isabella Santacroce. 
L'appellativo di Cannibali ricade addosso a questi autori, come un abito che li calza a pennello, grazie alla "prima antologia italiana dell'orrore estremo", intitolata appunto Gioventù Cannibale. Questo volume, a cura di Daniele Brolli, venne pubblicato a per la prima volta nel 1996 da Einaudi editore. Si tratta di una raccolta di racconti, in cui “undici sfrenati, intemperanti, cavalieri dell’Apocalisse” (come vengono definiti dallo stesso Brolli), inscenano situazioni visionarie, deliranti e al limite del paradossale. Gli autori in questione sono Niccolò Ammaniti, Aldo Nove, Luisa Brancaccio, Alda Teodorani, Daniele Luttazzi, Andrea I. Pinketts, Massimiliano Governi, Matteo Curtoni, Matteo Galiazzo, Stefano Massaron e Paolo Caredda. Il termine "Cannibali" gli viene definitivamente cucito addosso dai media dopo l'uscita della raccolta, a sottolineare una serie di caratteristiche che li accomuna, come il desiderio di liberarsi dai vincoli delle convenzioni letterarie e dalle teorie manieristiche dei loro predecessori.  Questo filone viene definito anche narrativa pulp; bisogna pensare, infatti, che nel 1996 in Italia arriva anche la famosa pellicola Pulp Fiction di Quentin Tarantino a stravolgere la percezione della narrazione e le modalità del racconto. Il termine pulp letteralmente significa "polpa" e porta subito la mente a pensare a qualcosa di viscido, vischioso come una poltiglia. Anche se in letteratura questa definizione si era già vista (basti pensare a Charles Bukowski e alla sua famosa opera chiamata appunto Pulp), nel caso dei Cannibali mantiene sì la stessa accezione, ma con una sfumatura diversa. I racconti dei Cannibali si distinguono per la presenza di storie terribili, assurde, paradossali ma, soprattutto, esasperate. Partendo da una realtà verosimile o quantomeno fittizia, si creano storie basate su paradossi tragicomici (a volte anche solo tragici) e si esaspera questa realtà fino a renderla la brutta copia di se stessa, un grottesco e macabro universo parallelo. Da un primo sguardo in superficie lo scopo della scrittura è provocare brividi di repulsione, mostrare un mondo pulp che gronda crudeltà e terrorizza con la sua mancanza di qualsiasi tipo di moralità. L'orrore, la violenza e il grottesco narrati dai Cannibali sono una vera e propria "testimonianza ieratica del male" (Emanuele Trevi, Spazzatura e violenza: sull’estetica cannibale).
Leggendo il tutto in chiave critica o cercando almeno di scavare più a fondo, vediamo chiaramente come il fine ultimo della scrittura dei Cannibali resta sì sconvolgere il lettore, cercando di scuoterlo dal suo intorpidimento, ma va ben oltre. Mostrano una realtà talmente esasperata da essere la parodia di se stessa. Le vicende narrate, che sembrano così astruse e paradossali tanto sono estreme non sono altro che una feroce satira verso la realtà che ci circonda. Il critico Marino Sinibaldi paragona il loro atteggiamento al “civettare con l’orrore", perché le disgrazie e la violenza vengono narrate con disincantata allegria. La scrittrice Julia Kristeva sottolinea come la realtà messa in scena dai Cannibali sia sdoppiata "tra il disgusto e il riso, l’apocalisse e il carnevale". A proposito dell'antologia Gioventù Cannibale, Daniele Luttazzi sostiene che "fu un'antologia profetica: intellettuali come Mauri e Guglielmi la criticarono perché secondo loro conteneva una narrativa lontana dalla realtà italiana. Dopo qualche mese, l'Italia conobbe i casi del mostro di Firenze, del serial killer ligure, di Erika e Omar, dei satanisti lombardi eccetera. Gli artisti hanno le antenne e sentono in anticipo quello che sta per arrivare". Dei veri e propri visionari dell'assurdo.

Tutto questo entusiasmo per questa "corrente letteraria" è riemersa in me nell'ultimo periodo. Niccolò Ammaniti è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto e avevo letto la raccolta Gioventù Cannibale un
bel po' di anni fa. E' un filone che mi stuzzica particolarmente e proprio per questo lo scorso mese ho deciso di recuperare un paio di chicche che mi ero persa per la via. Il primo libro è Superwoobinda di Aldo Nove. Conoscevo già l'autore,  di cui avevo già letto "Amore mio infinito" (tra l'altro letto in seconda o terza media e l'avevo adorato, meraviglioso) e "Fuoco su Babilonia" (una raccolta di poesie che invece non mi aveva entusiasmato particolarmente). Superwoobinda è una raccolta di racconti che, detto senza mezzi termini, o si ama o si odia (come del resto un po' tutti i Cannibali). Io, manco a dirlo, l'ho adorato. Sono racconti assolutamente folli e allucinanti ma secondo me incarnano perfettamente il "modello cannibale" secondo cui, partendo da una realtà apparentemente normale, si snodano risvolti inaspettati, talvolta violenti e disturbanti, tanto da rendere il tutto un enorme caricatura grottesca e bizzarra. I racconti di Superwoobinda sono brevi (una media di due pagine e mezzo), immediati, si interrompono con parole tronche lasciate sospese lì a mezz'aria, spesso senza punteggiatura. Sono stati paragonati a trasmissioni televisive, o meglio, al risultato che si ottiene quando una persona, seduta in poltrona, fa zapping con il telecomando, scorrendo tra le migliaia di notizie, telegiornali, stragi, volti, nomi, pubblicità. Una sfrenata satira nonché una lucida critica verso il mondo della televisione, del consumismo, delle stragi folli, del trash tracotante. Mi rendo conto che sia estremo (a tratti esageratamente volgare) e che quindi si sia portato dietro commenti non troppo entusiastici da parte della critica ma, secondo me, resta comunque uno specchio sulla cruda realtà della nostra contemporaneità (in questo caso in realtà parliamo degli anni 90, popolati dalle varie Ambra Angiolini e Spice Girls, ma cambiando i nomi con qualcosa di attuale, il risultato non cambia), in cui situazioni che sembrano così cruente e mostruose siano invece estremamente (e tragicamente) realistiche. 
"La vita è praticamente un concerto delle All Saints, qualcosa di brutto. Le Spice, sono qualcosa di superiore."

L'altro libro è Zoo di Isabella Santacroce, un'autrice di cui non avevo mai letto niente. Per descriverlo veramente in tre parole, direi che questo libro è un pugno allo stomaco. Di quelli dati bene, con forza. Un padre remissivo, una madre esuberante, una figlia candida (che non lo è poi così tanto) e lo zoo intorno a loro. Una gabbia che loro stessi hanno costruito intorno a loro, con sbarre fatte di odio mascherato da amore, ricatti e sentimenti repressi. Il fulcro fondamentale di questo romanzo non è tanto la trama di per sé (di cui non voglio svelare troppo, è una piacevole agonia scoprirla piano piano, con estrema cautela), quanto le sensazioni e le emozioni imprigionate nello zoo. Questo romanzo trasuda rabbia, rancore, cattiveria e vi farà venire un nodo alla bocca dello stomaco e corrucciare la fronte per il dolore che sprigiona. Dal rapporto padre-figlia morboso e indissolubile a quello madre-figlia che causerà un vortice di odio e risentimento tanto potente da spazzare via qualsiasi sentimento vero, puro. Tutto è corrotto dalla rabbia, da quel bisogno primitivo che ci rende tanto simile a bestie che seguono l'istinto, gli impulsi primordiali. Meraviglio e massacrante, per lo stomaco e per l'anima. 

sabato 29 aprile 2017

Book Tag 25 domande sui libri

Dunque dunque, sono stata taggata da Maria del blog Capitolo Zero in questo tag troppo carino. Tra l'altro casca proprio a pennello, perché ho appena finito di leggere dei libri veramente belli, tanto che son tre giorni che ci giro intorno e non trovo le parole per parlarne. Quindi, mentre raccolgo le idee mi sembra giusto trastullarmi con i tag troppo carini.  Come in tutti i tag che si rispettino ci sono delle regole da seguire, vediamo di non fare casino come al solito. Le regole sono:
1. Nomina almeno 5 blog a cui fare le domande
2. Cita sempre chi ha creato il tag, in questo caso Racconti dal passato
3. Nomina e ringrazia il blog che ti ha nominato. Come ho detto la carinissima Maria di Capitolo Zero Blog
4. Usa come immagine quella in cima a questo post

1.Come scegli i libri da leggere?
Di solito mi affido alle recensioni che trovo in giro su youtube, blog, goodreads anobii et similia (quanto sono social). Credo veramente siano una fonte preziosissima nonché una miniera di titoli e autori da scoprire. Difficilmente scelgo un libro totalmente a scatola chiusa e se lo faccio mi affido al mio sesto senso e mezzo (che ovviamente non sempre ci prende). Comunque solitamente sono molto testarda e se mi viene in mente che devo leggere esattamente quel libro esattamente in quel momento deve essere così o qualcuno ne pagherà le conseguenze.

2.Dove compri i libri: in libreria o online?
Preferisco comprarli in libreria per una serie di motivi che qualsiasi lettore potrà facilmente comprendere. C'è tutto un rituale sacrosanto nell'andare in libreria, guardare i libri, sfogliarli e contemplarli giusto per quelle 4-5 ore assolutamente necessarie (roba che il malcapitato che vi accompagna cerca modi meno dolorosi di uccidersi). Però devo dire che da quando mi sono trasferita all'estero compro soprattutto online. Sia perché acquisto principalmente ebook, sia perché fanno sempre queste fantastiche offerte a pochi euro, che scatenano il mio desiderio di comprare cose totalmente a caso (trattato sulla condizione dei Bonobo in Congo a 2 euro? Mio assolutamente)

3.Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?
Dipende. Teoricamente ho la scorta, roba che avrei libri da leggere anche nel caso di un'apocalisse zombie. Però è anche vero che mi piace leggere un libro che ho appena comprato, quindi direi una diplomatica via di mezzo.

4.Di solito quando leggi?
Sostanzialmente quando ho tempo. Mi piace leggere la sera prima di andare a dormire, però dipende, a volte ho così sonno che collasso sbavando sul libro, quindi insomma, quando ho tempo. Ultimamente sto leggendo in metro tra uno spostamento e l'altro (combattendo duramente per la conquista di un posto che vecchietti scansatevi).

5.Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?
No, dai. Però se un libro è particolarmente voluminoso e so che in quel periodo sono davvero molto impegnata e ho poco tempo per leggere (riferimenti a fatti riguardanti la mia attuale situazione sono puramente casuali), scelgo magari di leggerlo in un periodo in cui sono un po' più libera per godermelo di più.

6.Genere preferito?
Oddio mi mette sempre in crisi questa domanda, non so mai cosa rispondere. In realtà non mi piace la letteratura di genere (ecco, l'ho detto che liberazione). Però insomma, cerco di leggere un po' tutto senza farmi condizionare.

7.Hai un autore preferito?
Non ho un autore preferito in assoluto. Ce ne sono diversi che mi piacciono molto. Alcuni sono quelli che quando pubblicano un libro nuovo mi fiondo a comprarlo subito tipo corsa 100 metri di Bolt, altri sono quelli morti e sepolti che vorrei tanto tornassero in vita per scrivere ancora e ancora e ancora. Dovessi dirne due assolutamente random direi Ammaniti e Salinger.

8.Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Non saprei, mi piaceva leggere quando ero piccola e non ho più smesso. Non nel senso che leggo ininterrottamente da quando avevo 5 anni, però insomma quasi. Sicuramente un po' di merito - colpa? - è di mia mamma e della maestra Maria, la mia insegnante di prima elementare.

9.Presti libri?
Dipende da chi me li chiede. Li presto solo a persone di cui mi fido, ovviamente. E faccio firmare un patto di fedeltà col sangue, nulla di che. (No scherzo, però ci vado vicina)

10.Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?
Invidio quelle persone che riescono a leggere quattro o cinque libri alla volta, io proprio non ci riesco. Preferisco leggere un libro alla volta, sono monogama.

11.I tuoi amici/famigliari leggono?
Sì soprattutto mia mamma, grande lettrice e accumulatrice seriale. Da qualcuno avrò pur preso no?

12.Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?
Dipende dal libro, chiaramente. Posso finirlo in pochi giorni (ma anche in mezza giornata lo ammetto) o trascinarmelo dietro per mesi.

13.Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?
Come no, perché c'è qualcuno che non lo fa? Sono una piccola stalker, sbirciare sempre e comunque con tanto di collo a mo' di giraffa e occhi fuori dalle orbite (che eleganza eh).

14.Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?
No dai, non si fa. Che domanda è? E' come chiedere a un genitore quale figlio preferisce.

15.Perché ti piace leggere?
Non mi sono mai posta la domanda in modo serio. E' parte di me, semplicemente.

16.Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?
Se leggessi solo libri che possiedo sarai probabilmente povera. Felice sì, ma povera. In Italia praticamente vivevo in biblioteca (ci ho anche lavorato per un anno, quindi sì, ecco...Non è esattamente un modo di dire). Adesso non mi faccio fermare dalla distanza e con il prestito digitale leggo tranquillamente ebook in prestito. Viva la tecnologia, che bello essere poveri.

17.Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?
Ce ne sono diversi perché non mi faccio troppi scrupoli ad abbandonare un libro. Life is too short per leggere libri brutti. Sicuramente Novecento di Baricco. Non che sia un libro brutto eh, però non me ne vogliate ma io proprio con Baricco non ce la faccio, non ci capiamo.

18.Hai mai comprato un libro solo perché aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?
Allora, in realtà  no. Cioè non è che scelgo i libri solo ed unicamente per la copertina. Magari scelgo un'edizione piuttosto che un'altra se la copertina mi piace di più. Poi visto il mio feticismo per le edizioni particolari/rare/carine/simpatiche/con disegni a caso meravigliosi, allora sì è la fine.

19.C’è una casa editrice che ami particolarmente, e perché?
Ce ne sono tante in realtà, dalle più piccole indipendenti ai grandi colossi.

20.Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni “al sicuro” dentro casa?
Certo che li porto dappertutto. Tra l'altro probabilmente sono più al sicuro in spiaggia o sull'autobus che in casa mia (giuro non sono disordinata, è che i buchi neri si generano da soli ogni giorno). E poi di solito leggo sul kindle che ho sempre in borsa.

21.Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?
Ce ne sono diversi. Il primo che mi è venuto in mente è Il Piccolo Principe. Non è tra i miei preferiti devo essere sincera, ma mi è stato regalato da mia cugina quando avevo nove anni, perché 'un bambino non può non aver letto il piccolo principe'. E aveva ragione.

22.Come scegli un libro da regalare?
In base ai gusti della persona a cui devo regalarlo, direi. E' capitato anche che regalassi un libro che era piaciuto tanto a me, però solo se conosco bene la persona e so che verrà apprezzato. Nel caso in cui fossi costretta a regalare un libro, tipo che mi puntano una pistola alla testa e mi dicono regala un libro a un perfetto sconosciuto (uno scenario molto plausibile tra l'altro) sceglierei qualcosa di Roald Dahl o un bel classicone.

23.La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?
La mia libreria in Italia certo come no, ordinatissima. In scala cromatica proprio. No, è decisamente un casino. Tra l'altro non ho una singola libreria, ne ho due o tre sparse. Ci fu stato (in un remoto regno) un tempo in cui i libri avevano un senso, sistemati per casa editrice ma è solo un ricordo lontano. Qua ho eliminato direttamente il problema perché ahimè non ho una libreria. Ma ci lavorerò (o mi butteranno fuori di casa, più probabile).

24.Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?
Sì, anche se di solito le leggo a capitolo terminato per non guastarmi la lettura.

25.Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?
Se le introduzioni o prefazioni sono state scritte da autori che mi piacciono molto o di cui ho grande stima sì, le leggo subito e con piacere, altrimenti salto direttamente al primo capitolo e poi recupero la prefazione a lettura ultimata, per chiarire meglio i  concetti. Nel caso di classici o libri di autori molto conosciuti le leggo sempre, per capire il quadro d'insieme, dove siamo e di cosa stiamo parlando. In generale comunque sono importanti per capire meglio l'opera, quindi sì le leggo sempre.


Come sempre la sintesi non è il mio dono e come sempre sono una ribelle nell'anima. Non taggo cinque persone ma sentitevi tutti taggati, è sempre bello leggere le abitudini (o manie, o feticci...) di altri lettori.  

giovedì 13 aprile 2017

Ti racconto | Tredici di Jay Asher

A me piacciono molto i romanzi per ragazzi, li leggo molto volentieri e credo siano fondamentali per avvicinare i più giovani alla lettura e magari sensibilizzarli verso temi importanti. In particolare prediligo i romanzi che parlano direttamente all'adolescente; che raccontano qualcosa del loro mondo, che se lo leggi a 15 anni dici "cavolo è proprio questo lo schifo che sento" o che se lo leggi alla veneranda età di 25 anni - come nel mio caso - dici "mamma mia come sono vecchia, era proprio questo lo schifo che sentivo". 
Tutto questo ambaradam di parole per dire che ho deciso di leggere Tredici di Jay Asher.
Metto subito in chiaro che questo libro non mi ha convinta del tutto, mi ha lasciato una strana sensazione addosso. Si è sentito parlare molto di questo romanzo ultimamente, nonostante non sia poi così recente. E' uscito infatti nel 2007 con il titolo originale "Thirteen Reason Why". Netflix ha deciso di adattare il romanzo in una serie televisiva uscita alla fine del mese scorso, motivo per cui è praticamente sulla bocca di tutti. Non è questo, il realtà, il motivo che mi ha spinto a iniziare questo libro, quanto la trama ha subito stuzzicato la mia attenzione.

La storia è raccontata dal punto di vista di Clay Jensen, un ragazzino di prima liceo che un giorno, tornato a casa da scuola, trova ad aspettarlo fuori casa un pacco senza mittente. Che bello, pensa, una sorpresa. Magari un'ammiratrice anonima. Ma non va proprio così e il suo entusiasmo presto si placa; nel pacco trova sette cassette numerate con dello smalto blu. Ascoltandole Clay ha un tuffo al cuore.Hannah Baker, una ragazza della sua scuola per cui Clay aveva una cotta. La stessa ragazza della scuola che si è tolta la vita qualche settimana prima. Quelle cassette sono il modo in cui Hannah vuole raccontare la sua versione dei fatti, raccontare la sua vita. Il destinatario del pacco deve ascoltare le cassette, seguendo le indicazioni di Hannah, per poi passarle al successivo della lista. Tredici storie, tredici persone che, in un modo o nell'altro, hanno giocato un ruolo nella vita di Hannah, influenzando la sua decisione di sparire per sempre.
Quella che sente è la voce di

Mi è venuta in mente quella frase che dice "ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile, sempre." Ecco, parafrasando possiamo dire che questo libro ci vuole dire questo. La storia mi è sembrata subito molto interessante perché va a sviscerare il tema del bullismo in tutte le sue sfaccettature, un argomento di cui si sente parlare sempre più spesso e che, purtroppo, esiste dalla notte dei tempi. 
Gli anni delle medie e del liceo possono essere l'esperienza più simile all'inferno in terra che si possa immaginare e a volte l'unica soluzione possibile sembra quella di lasciare tutto, mollare. Ed è quello che fa Hannah.
La verità è che questo romanzo non mi ha soddisfatta del tutto. Le ragioni che hanno portato Hannah a compiere un atto così estremo come il suicidio possono essere discutibili, nonostante io non riesca a comprenderle del tutto non significa che non siano realmente concrete. Sono fatti che presi singolarmente possono non aver nessun valore ma sommati l'uno all'altro creano un'onda capace di trascinarti alla deriva. L'effetto valanga non è sicuramente da sottovalutare, ci vuol poco a perdere il controllo della situazione, delle emozioni. Un sassolino non è niente ma un sassolino più un sassolino più un altro sassolino possono causare una reazione a catena difficile da controllare. Ho cercato di mettermi nei panni di questa ragazza. Nuova città, nuovi volti da conoscere, nuove persone da imparare a chiamare amici. Il senso di vuoto, di solitudine, il cercare un appiglio e trovare solo pareti scivolose. Ecco, ripeto, nonostante forse non riesca a capire appieno questo meccanismo, riesco comunque capire come agli occhi di un adolescente sembrino problemi insormontabili, una vera e propria questione di vita o di morte (letteralmente,in questo caso).
La cosa che invece non mi ha convinta del tutto è proprio Hannah. Allora, io capisco tutto. Essere un'adolescente è, per alcuni, un'agonia senza fine e certo, sicuramente non è facile. Il fatto è che proprio non sono riuscita ad empatizzare con lei. Anzi, a tratti mi è risultata estremamente fastidiosa e i suoi comportamenti inspiegabili. 
Ho trovato davvero irritanti alcuni pensieri, alcune azioni. Da una parte ho trovato ingiusto che accusasse i suoi compagni, addirittura i suoi professori, di averla portata a quell'estrema decisione, dal momento che lei per prima sembra non voler fare niente per cambiare le cose, sbloccare la situazione. Capisco l'adolescente fragile, capisco la pressione. Diciamocelo, l'ambiente del liceo americano non è esattamente quello che si dice una boccata d'aria fresca. Di certo è ben lontano da nostro immaginario di scuola, è come una specie di micro realtà basata su ranghi sociali in cui cheerleader e quarterback sono i leader indiscussi. Comunque io capisco tutto ma sembra quasi che la Hannah-in-vita (ok, brutto detto così, ma rende l'idea) e la Hannah-ragazza-suicida delle cassette siano come due personaggi diversi. Tutta la durezza e la voglia di riscatto che si percepisce nelle cassette registrate, non emerge per niente nei pensieri e nelle azioni della Hannah viva e vegeta intenta ad affrontare i problemi che la vita le para davanti. Perché tutta questa rabbia che esplode dopo non l'ha buttata fuori prima? Sembra che a ogni colpo, a ogni batosta, incassi un colpo che crea un vuoto dentro di lei. E colpo su colpo il vuoto si allarga, tanto da diventare incolmabile. Ma era davvero necessario arrivare a quel punto? Lasciare che la valanga la travolgesse? Quanto peso hanno gli altri e quanto ne abbiamo noi, verso noi stessi? 
In molte occasioni Hannah non appare migliore delle persone verso cui punta il dito contro. Lei stessa poteva intervenire fermando azioni ben peggiori, ma non lo fa. Quindi? Non ha forse anche lei avuto un peso nella vita di un'altra persona, contribuendo a renderla più difficile?
In altri casi poi, sembra entrare in atto una specie di meccanismo "occhio per occhio" e proprio non riesco a capire come possa aver senso in una storia di questo tipo, in cui si dovrebbero in tutti i modi condannare comportamenti aggressivi. Voglio dire, ripagare con la stessa medaglia non è la soluzione, far provare agli altri quello che hai provato tu non ti rende migliore di loro.
Inoltre, i suoi blandi tentativi di chiedere aiuto non solo avvengono quando è ormai chiaramente troppo tardi, ma sembrano proprio studiati per ribadire quanto gli altri non la capiscano e perciò si senta sola al mondo. Quando finalmente prova a chiedere aiuto è ovvio che nella sua testa ha già deciso e il dialogo con il consulente scolastico, che è a mio parere assurdo, risulta anche totalmente inutile. Per piacere lasciatemelo dire, è assolutamente allucinante! Cioè questa ragazzina cerca di denunciare un abuso e, seppur non la riguardi in prima persona, il professore non si sente in dovere di approfondire la questione? Mah. 
Il punto comunque è che gli altri non ti possono aiutare se tu per prima non vuoi e soprattutto non glielo permetti. 
La cosa che ho comunque più apprezzato è la visione d'insieme. Il messaggio di fondo è semplice e chiaro, un vero e proprio inno contro il bullismo. Non si può sapere che peso potrebbero avere le nostre parole o le nostre azioni nei confronti di un'altra persona ed è importante ricordarlo, sempre. Credo sia un messaggio che soprattutto gli adolescenti dovrebbero marchiarsi a fuoco nella mente; le nostre azioni, seppur ci appaiano minime o insignificanti, hanno un peso e hanno sempre delle conseguenze. E' importante imparare a responsabilizzarsi, lo è a tredici anni come a trenta.
"Ma quando giocherellate con una parte della vita di qualcuno, in realtà non stuzzicate solo quella. Purtroppo, è impossibile essere così accurati e selettivi. E il particolare con cui vi siete trastullati finisce poi per influenzarne l'intera esistenza. Tutto agisce... su
tutto."
Questo romanzo ha tutte le caratteristiche di uno young adult e, nonostante il tema tocchi sicuramente
più da vicino il mondo degli adolescenti, in teoria potrebbe benissimo raggiungere anche un target più adulto, basti pensare a insegnati o professionisti che hanno a che fare con ragazzi quotidianamente. Resta comunque il fatto che lo stampo rimane quello di uno young adult, quindi alcune situazioni sono estremizzate (ecco, tipo la scena del consulente, ancora ci penso).
Devo dire anche che ho iniziato a vedere la serie su Netflix (ovviamente, come potevi esimermi) e per adesso mi sembra strutturata meglio del libro. Paradossalmente mi sta coinvolgendo di più, crea più impatto (nonostante sia una serie di Netflix, quindi sia piuttosto lenta). Hanno cambiato alcune cose rispetto al libro e forse proprio perché vengono enfatizzate, calcando su alcune scene, fanno arrivare il messaggio forte e chiaro: le nostre azioni, anche le più minime, hanno delle ripercussioni e possano avere un impatto tanto forte quanto disastroso su un'altra persona. 

Quindi sii gentile, sempre, non sai che battaglia sta combattendo l'altra persona. 

mercoledì 29 marzo 2017

Anything but books tag

Dunque, sono ancora viva. Strano si direbbe ma nessun vortice nero mi ha risucchiato e non sono sparita nell'etere. Avevo pensato di fare una specie di "life update" o una cosa del genere, come fanno le vere blogger vlogger blobber ma poi insomma, ho pensato ma a chi interessa, ma a chi frega ma dai, su. Quindi alla fine ho deciso di fare un tag completamente a caso ma soprattutto completamente slegato dal mondo libresco. Questo sostanzialmente perché da un mese a questa parte sono cambiate infinite cose. Mi sono trasferita dall'altra parte del mondo, sono andata a convivere, mi sono cresciuti i capelli insomma tutte cose degne di nota che hanno causato una specie di esplosione nella mia mente, decisamente troppo impegnata a capire come resistere al caldo tropicale o come cucinare senza dar fuoco alla casa. Insomma in poche parole, ho letto veramente veramente poco negli ultimi mesi. Ecco perché ho deciso di fare un tag a caso in cui sproloquio a caso (cosa che tra l'altro mi riesce benissimo, s'era capito?) su tutto ma proprio tutto tranne che i libri.

1. Nomina un cartone (o cartoni) che ami 
Per non scomodare i cartoni Disney che dai vabbe' si amano un po' tutti, direi che ci sono dei cartoni animati a cui sono particolarmente affezionata perché li guardavo sempre da piccola su Cartoon Network e Disney Channel (esistono ancora? Li guardavo solo io? Chissà). Adoravo Pepper Ann, Doug, Il laboratorio di Dexter, Finalmente weekend, Mucca e Pollo, Ricreazione (non ce la faccio, troppi ricordi). Probabilmente li guardavo solo io in tutto il globo, il che spiegherebbe il motivo per cui non esistono più. 
2. Qual è la tua canzone preferita del momento? Dal Verde di Calcutta. Ma anche Cosa mi manchi a fare di Calcutta. Ma anche Gaetano di Calcutta. Insomma, sto in fissa con Calcutta. 
3. Cosa potresti fare per ore (tranne leggere)? Mangiare? Dormire? Si possono contare come attività ricreative? No comunque anche guardare serie tv in loop o video su youtube (inizi cercando un innocente tutorial sul contouring e ti ritrovi 7 ore dopo guardando un documentario in turco sui vombati australiani, tutto regolare). 
4. Qual è una cosa che fai della quale i tuoi followers rimarrebbero sorpresi? I miei followers che sono Clio Makeup? Comunque non saprei, probabilmente cucinare. Questo perché sostanzialmente sono una delle peggiori cuoche nella storia dell'arte culinaria (ed è cosa piuttosto nota). Però ecco, per sopravvivere mi tocca, quindi ahimè cucino. Oltretutto se mi impegno riesco anche a non bruciare la casa e preparare cose commestibili (pensa te), addirittura qualche volta sforno anche cose discretamente appetitose (chi l'avrebbe mai detto). 
5. Qual è la cosa della quale preferisci imparare non necessariamente specifica? Sono abbastanza curiosa quindi ci sono diversi ambiti che catturano la mia attenzione, anche completamente slegati tra loro. Mi appassiona il mondo delle scienze sociali/umane in tutte le loro sfaccettature. Oppure un'altra cosa che mi appassiona molto sono le biografie degli autori. O, banalmente, adoro imparare qualsiasi cosa sul mondo dei libri (quanto è bello leggere un libro sui libri?)
6. Nomina una cosa inusuale che sei in grado di fare. Oddio non saprei, tipo? Arrotolare la lingua o piegare le dita in modo strano valgono come abilità? 
7. Nomina qualcosa che hai fatto nell'ultimo anno. Lasciare casa e trasferirmi a mille anni luce di distanza, per esempio. (No dai, mille anni luce no, solo qualche fuso orario di differenza). 
8. Qual è il tuo progetto personale più recente? Ricominciare a studiare. Qualcosa di nuovo, in un ambiente nuovo, in una lingua che non è la mia. 
9. Raccontaci qualcosa alla quale pensi spesso. Alla mia famiglia, ai miei amici, al mio cane. A mio nonno. 
Ora però basta eh, mi sto autoammorbando da sola. 
10. Raccontaci qualcosa che ami ma rendila stranamente specifica (es. il tuo cibo preferito quando hai studiato tutto il giorno e hai dimenticato di mangiare). Togliersi i pantaloni e mettersi in ciabatte dopo una giornata fuori casa, spalmarsi sul divano e leggere/mangiare/dormire/guardare video su youtube/serie tv (vedi punto 1). Ma anche fare qualcosa per me dopo una brutta giornata. 

Raccontaci la prima cosa che ti passa per la testa. Mamma mia quanto sono logorroica

venerdì 3 febbraio 2017

Wrap up January | Le cose di Gennaio

Gennaio non è stato un bel mese per me. Sono successe molte cose, alcune non molto belle che mi hanno portato ad avere un umore altalenante, tendenzialmente cupo. Questo, inevitabilmente, si è riversato su molti aspetti della mia vita, compresa la lettura. Non volevo nemmeno farlo questo recap del mese, tanto vorrei spazzare via gennaio senza degnarlo della minima considerazione, ma alla fine ho deciso che il miglior modo per esorcizzare un brutto periodo è proprio affrontarlo a muso duro. Quindi, ecco le cose che ho letto, visto e ascoltato in queste mese.
Iniziamo con le letture. 
Come dicevo il mio umore non è stato dei migliori e questo ha influenzato molto le mie letture. Non ho letto molto - almeno, per i miei standard - quantomeno, come si dice, pochi ma buoni. Il primo romanzo che ho letto è stato 'Le otto montagne' di Paolo Cognetti (se volete leggere il mio parere in modo più approfondito ne ho sproloquiato abbastanza qui).
Paolo Cognetti è un autore che mi piace veramente molto (e dalle interviste che ho letto mi sembra anche una bella persona). Almeno da questo punto di vista ho iniziato bene l'anno, perché Le otto montagne è un romanzo di formazione veramente intenso. Una storia di crescita, di legami, di amicizie, di amori e di perdite.  Pietro e Bruno sono due facce della stessa medaglia, la montagna li unisce e li divide allo stesso tempo. La leggenda delle otto montagne si chiede se 'avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?" parabola perfetta dell'amicizia che lega Pietro e Bruno.  Una lettura riflessiva e intima, sui valori della vita. L'altro romanzo che ho letto è stato 'Le ragazze' di Emma Cline. Ne ho abbondantemente parlato nel post precedente quindi mi limito a dire che è stato una piacevole sorpresa. Soprattutto se pensiamo che si tratta del romanzo d'esordio di una giovanissima autrice americana non si può far altro che rimanere pienamente soddisfatti. Un romanzo sull'adolescenza, sull'accettazione la disperata e dissacrante ricerca del sé come identità individuale.
Gli  altri due volumi che ho letto sono due graphic novels cioè Fun e il suo seguito More Fun di Paolo Bacilieri.  Sono due graphic novels che parlano di uno dei pilastri della cultura statunitense - prima -  e nostrana - poi - ovvero le parole crociate. Come nascono? Come si evolvono? Ma, soprattutto, come riescono ad ottenere il successo travolgente che hanno avuto negli anni? In un viaggio che parte da New York in una gelida mattina di inizio secolo  ripercorriamo le tappe di questo ormai famosissimo passatempo che ha accompagnato la nostra cultura di generazione in generazione, fino alla creazione dell'attuale Settimana Enigmistica. Le tavole sono evocative, i palazzi, le finestre, le strade, tutto richiama lo schema a quadratini bianchi e neri. L'autore ci trascina in un viaggio a tratti surreale e senza dubbio rocambolesco. Paolo Bacilieri ha infatti uno stile ironico e pungente che più di una volta ti strappa un sorriso e ti lascia interdetto. Se, come me, siete appassionati di parole crociate è proprio una chicca da leggere. 

Serie tv
Vergogna e sciagura su di me, questo mese sono stata completamente assorbita  dalla visione di Pretty Little Liars. Allora, allora prima di dire altro (don't judge me) piccola premessa. Io avevo cominciato a guardare questa serie anni fa, quando uscì. Arrivata alle quarta stagione arrancai drasticamente (stava veramente degenerando) e smisi di guardarla. Da quando l'hanno caricata su Netflix mi è partito questo rewatch selvaggio e non sono riuscita ad esimermi dal riguardarla da capo. Siamo tutti d'accordo che Pretty Little Liars è un teen drama caratteristico per i suoi picchi trash a cui poche serie tv sono arrivate ma, nonostante questo, ha un fascino quasi ipnotico su di me. Sicuramente perché tutto sommato è ben costruito e una delle peculiarità sono proprio i plot twist (forse bastava meno, uno a episodio mi pare anche troppo) che lo rendono intrigante e ti tengono incollato allo schermo. Poi devo dire che uno dei motivi per cui ho deciso di rivederlo sono proprio le uscite trash che mi regala ogni volta (vogliamo parlare di queste ragazzine di sedici anni che vanno a scuola vestite che boh, io manco in discoteca il sabato sera).

Film
Questo mese ho visto due film al cinema.
Il primo è Collateral Beauty (regia di David Frenkel). Scelto alla cieca, senza sapere niente sulla trama e spinta soprattutto dal cast infatti quando ho visto Will Smith, Kate Winslet, Kiera Knightley e Edward Norton mi si sono illuminati gli occhi. In realtà mi ha deluso parecchio. Non che sia un film brutto ma forse mi aspettavo qualcosa di più e invece mi è apparso piuttosto banale. In breve, è la storia di Howard un manager di grande successo che non riesce a superare la perdita della figlia di appena sei anni. I suoi tre migliori amici e colleghi si impegnano per trovare un espediente per far sì che Howard superi il lutto e salvi la società per cui lavorano. 
L'ho trovato un po' forzato in alcune scelte e in generale decisamente troppo amplificato: il tema centrale sembra essere la sofferenza. Forse persino troppo.
L'altro film visto, visto di recente, è La La Land (regia di Damien Chazelle). Allora, ero molto molto scettica a riguardo e ad essere sincera non volevo nemmeno troppo vederlo. Il motivo principale è che odio i musical (ebbene sì, l'ho detto). Che poi non è vero che li odio, ci sono delle eccezioni. Diciamo che se devo scegliere evito i musical. Sono stata spinta da tutte le nomination (ben 14!) e alla fine mi ha sorpreso. Scenografie pazzesche e regia tecnicamente impeccabile. Emma Stone e Ryan Gosling fantastici, soprattutto Ryan Gosling che ho trovato eccezionale. La storia, nonostante sia essenzialmente molto semplice, è spettacolarizzata dalle coreografie e dalla sceneggiatura. Il messaggio di fondo è dolce-amaro. Insegui i tuoi sogni, credi in te stesso, lotta per avere quello che vuoi, ma forse è anche giusto scendere a compromessi, forse è necessario sacrificare qualcosa.
Il finale sulle prime mi ha lasciato interdetta, ripensandoci dopo credo sia stato il finale perfetto. Quella nota amara che ti riporta un po' con i piedi per terra e ti ricorda che la vita sì è bella, ma le favole in fondo non esistono.

Musica
Nel mese di gennaio è uscito L'amore e la Violenza, ultimo album dei Baustelle. Io sono una grandissima fan dei Baustelle (avevo anche letto il libro di Francesco Bianconi, una vera groupie) e la notizia del nuovo album mi aveva infervorata da morire. Ovviamente non ha deluso le mie aspettative, anzi. Sicuramente mi è piaciuto tanto perché mi ha ricordato molto Il sussidiario illustrato della giovinezza, che pubblicarono nel (lontanissimo!) 2000. Le tematiche care ai Baustelle (l'amore, la morte, la giovinezza, i preti) sono presenti anche qua e rappresentano il fulcro centrale. La differenza con i precedenti album si ha nella retrospettiva: mentre nel Sussidiario illustrato della giovinezza si affrontavano questi temi secondo un'ottica giovanile, quasi adolescenziale, qua li affrontiamo con una maturità del tutto nuova. Non siamo più i sedicenni disarmati e attoniti di fronte ai primi amori, al sesso, a quella voglia incontenibile di fuggire dalla provincia. Nell'Amore e la violenza siamo giovani adulti, ancora alle prese con l'amore, il sesso e la voglia di fuggire ma abbiamo gli strumenti per affrontarli o almeno per combattere dignitosamente. Questo album per me rappresenta la crescita dall'adolescenza all'età pre-adulta, un percorso interiore che sono felice di aver intrapreso insieme ai Baustelle.