sabato 29 aprile 2017

Book Tag 25 domande sui libri

Dunque dunque, sono stata taggata da Maria del blog Capitolo Zero in questo tag troppo carino. Tra l'altro casca proprio a pennello, perché ho appena finito di leggere dei libri veramente belli, tanto che son tre giorni che ci giro intorno e non trovo le parole per parlarne. Quindi, mentre raccolgo le idee mi sembra giusto trastullarmi con i tag troppo carini.  Come in tutti i tag che si rispettino ci sono delle regole da seguire, vediamo di non fare casino come al solito. Le regole sono:
1. Nomina almeno 5 blog a cui fare le domande
2. Cita sempre chi ha creato il tag, in questo caso Racconti dal passato
3. Nomina e ringrazia il blog che ti ha nominato. Come ho detto la carinissima Maria di Capitolo Zero Blog
4. Usa come immagine quella in cima a questo post

1.Come scegli i libri da leggere?
Di solito mi affido alle recensioni che trovo in giro su youtube, blog, goodreads anobii et similia (quanto sono social). Credo veramente siano una fonte preziosissima nonché una miniera di titoli e autori da scoprire. Difficilmente scelgo un libro totalmente a scatola chiusa e se lo faccio mi affido al mio sesto senso e mezzo (che ovviamente non sempre ci prende). Comunque solitamente sono molto testarda e se mi viene in mente che devo leggere esattamente quel libro esattamente in quel momento deve essere così o qualcuno ne pagherà le conseguenze.

2.Dove compri i libri: in libreria o online?
Preferisco comprarli in libreria per una serie di motivi che qualsiasi lettore potrà facilmente comprendere. C'è tutto un rituale sacrosanto nell'andare in libreria, guardare i libri, sfogliarli e contemplarli giusto per quelle 4-5 ore assolutamente necessarie (roba che il malcapitato che vi accompagna cerca modi meno dolorosi di uccidersi). Però devo dire che da quando mi sono trasferita all'estero compro soprattutto online. Sia perché acquisto principalmente ebook, sia perché fanno sempre queste fantastiche offerte a pochi euro, che scatenano il mio desiderio di comprare cose totalmente a caso (trattato sulla condizione dei Bonobo in Congo a 2 euro? Mio assolutamente)

3.Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?
Dipende. Teoricamente ho la scorta, roba che avrei libri da leggere anche nel caso di un'apocalisse zombie. Però è anche vero che mi piace leggere un libro che ho appena comprato, quindi direi una diplomatica via di mezzo.

4.Di solito quando leggi?
Sostanzialmente quando ho tempo. Mi piace leggere la sera prima di andare a dormire, però dipende, a volte ho così sonno che collasso sbavando sul libro, quindi insomma, quando ho tempo. Ultimamente sto leggendo in metro tra uno spostamento e l'altro (combattendo duramente per la conquista di un posto che vecchietti scansatevi).

5.Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?
No, dai. Però se un libro è particolarmente voluminoso e so che in quel periodo sono davvero molto impegnata e ho poco tempo per leggere (riferimenti a fatti riguardanti la mia attuale situazione sono puramente casuali), scelgo magari di leggerlo in un periodo in cui sono un po' più libera per godermelo di più.

6.Genere preferito?
Oddio mi mette sempre in crisi questa domanda, non so mai cosa rispondere. In realtà non mi piace la letteratura di genere (ecco, l'ho detto che liberazione). Però insomma, cerco di leggere un po' tutto senza farmi condizionare.

7.Hai un autore preferito?
Non ho un autore preferito in assoluto. Ce ne sono diversi che mi piacciono molto. Alcuni sono quelli che quando pubblicano un libro nuovo mi fiondo a comprarlo subito tipo corsa 100 metri di Bolt, altri sono quelli morti e sepolti che vorrei tanto tornassero in vita per scrivere ancora e ancora e ancora. Dovessi dirne due assolutamente random direi Ammaniti e Salinger.

8.Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Non saprei, mi piaceva leggere quando ero piccola e non ho più smesso. Non nel senso che leggo ininterrottamente da quando avevo 5 anni, però insomma quasi. Sicuramente un po' di merito - colpa? - è di mia mamma e della maestra Maria, la mia insegnante di prima elementare.

9.Presti libri?
Dipende da chi me li chiede. Li presto solo a persone di cui mi fido, ovviamente. E faccio firmare un patto di fedeltà col sangue, nulla di che. (No scherzo, però ci vado vicina)

10.Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?
Invidio quelle persone che riescono a leggere quattro o cinque libri alla volta, io proprio non ci riesco. Preferisco leggere un libro alla volta, sono monogama.

11.I tuoi amici/famigliari leggono?
Sì soprattutto mia mamma, grande lettrice e accumulatrice seriale. Da qualcuno avrò pur preso no?

12.Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?
Dipende dal libro, chiaramente. Posso finirlo in pochi giorni (ma anche in mezza giornata lo ammetto) o trascinarmelo dietro per mesi.

13.Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?
Come no, perché c'è qualcuno che non lo fa? Sono una piccola stalker, sbirciare sempre e comunque con tanto di collo a mo' di giraffa e occhi fuori dalle orbite (che eleganza eh).

14.Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?
No dai, non si fa. Che domanda è? E' come chiedere a un genitore quale figlio preferisce.

15.Perché ti piace leggere?
Non mi sono mai posta la domanda in modo serio. E' parte di me, semplicemente.

16.Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?
Se leggessi solo libri che possiedo sarai probabilmente povera. Felice sì, ma povera. In Italia praticamente vivevo in biblioteca (ci ho anche lavorato per un anno, quindi sì, ecco...Non è esattamente un modo di dire). Adesso non mi faccio fermare dalla distanza e con il prestito digitale leggo tranquillamente ebook in prestito. Viva la tecnologia, che bello essere poveri.

17.Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?
Ce ne sono diversi perché non mi faccio troppi scrupoli ad abbandonare un libro. Life is too short per leggere libri brutti. Sicuramente Novecento di Baricco. Non che sia un libro brutto eh, però non me ne vogliate ma io proprio con Baricco non ce la faccio, non ci capiamo.

18.Hai mai comprato un libro solo perché aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?
Allora, in realtà  no. Cioè non è che scelgo i libri solo ed unicamente per la copertina. Magari scelgo un'edizione piuttosto che un'altra se la copertina mi piace di più. Poi visto il mio feticismo per le edizioni particolari/rare/carine/simpatiche/con disegni a caso meravigliosi, allora sì è la fine.

19.C’è una casa editrice che ami particolarmente, e perché?
Ce ne sono tante in realtà, dalle più piccole indipendenti ai grandi colossi.

20.Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni “al sicuro” dentro casa?
Certo che li porto dappertutto. Tra l'altro probabilmente sono più al sicuro in spiaggia o sull'autobus che in casa mia (giuro non sono disordinata, è che i buchi neri si generano da soli ogni giorno). E poi di solito leggo sul kindle che ho sempre in borsa.

21.Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?
Ce ne sono diversi. Il primo che mi è venuto in mente è Il Piccolo Principe. Non è tra i miei preferiti devo essere sincera, ma mi è stato regalato da mia cugina quando avevo nove anni, perché 'un bambino non può non aver letto il piccolo principe'. E aveva ragione.

22.Come scegli un libro da regalare?
In base ai gusti della persona a cui devo regalarlo, direi. E' capitato anche che regalassi un libro che era piaciuto tanto a me, però solo se conosco bene la persona e so che verrà apprezzato. Nel caso in cui fossi costretta a regalare un libro, tipo che mi puntano una pistola alla testa e mi dicono regala un libro a un perfetto sconosciuto (uno scenario molto plausibile tra l'altro) sceglierei qualcosa di Roald Dahl o un bel classicone.

23.La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?
La mia libreria in Italia certo come no, ordinatissima. In scala cromatica proprio. No, è decisamente un casino. Tra l'altro non ho una singola libreria, ne ho due o tre sparse. Ci fu stato (in un remoto regno) un tempo in cui i libri avevano un senso, sistemati per casa editrice ma è solo un ricordo lontano. Qua ho eliminato direttamente il problema perché ahimè non ho una libreria. Ma ci lavorerò (o mi butteranno fuori di casa, più probabile).

24.Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?
Sì, anche se di solito le leggo a capitolo terminato per non guastarmi la lettura.

25.Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?
Se le introduzioni o prefazioni sono state scritte da autori che mi piacciono molto o di cui ho grande stima sì, le leggo subito e con piacere, altrimenti salto direttamente al primo capitolo e poi recupero la prefazione a lettura ultimata, per chiarire meglio i  concetti. Nel caso di classici o libri di autori molto conosciuti le leggo sempre, per capire il quadro d'insieme, dove siamo e di cosa stiamo parlando. In generale comunque sono importanti per capire meglio l'opera, quindi sì le leggo sempre.


Come sempre la sintesi non è il mio dono e come sempre sono una ribelle nell'anima. Non taggo cinque persone ma sentitevi tutti taggati, è sempre bello leggere le abitudini (o manie, o feticci...) di altri lettori.  

giovedì 13 aprile 2017

Ti racconto | Tredici di Jay Asher

A me piacciono molto i romanzi per ragazzi, li leggo molto volentieri e credo siano fondamentali per avvicinare i più giovani alla lettura e magari sensibilizzarli verso temi importanti. In particolare prediligo i romanzi che parlano direttamente all'adolescente; che raccontano qualcosa del loro mondo, che se lo leggi a 15 anni dici "cavolo è proprio questo lo schifo che sento" o che se lo leggi alla veneranda età di 25 anni - come nel mio caso - dici "mamma mia come sono vecchia, era proprio questo lo schifo che sentivo". 
Tutto questo ambaradam di parole per dire che ho deciso di leggere Tredici di Jay Asher.
Metto subito in chiaro che questo libro non mi ha convinta del tutto, mi ha lasciato una strana sensazione addosso. Si è sentito parlare molto di questo romanzo ultimamente, nonostante non sia poi così recente. E' uscito infatti nel 2007 con il titolo originale "Thirteen Reason Why". Netflix ha deciso di adattare il romanzo in una serie televisiva uscita alla fine del mese scorso, motivo per cui è praticamente sulla bocca di tutti. Non è questo, il realtà, il motivo che mi ha spinto a iniziare questo libro, quanto la trama ha subito stuzzicato la mia attenzione.

La storia è raccontata dal punto di vista di Clay Jensen, un ragazzino di prima liceo che un giorno, tornato a casa da scuola, trova ad aspettarlo fuori casa un pacco senza mittente. Che bello, pensa, una sorpresa. Magari un'ammiratrice anonima. Ma non va proprio così e il suo entusiasmo presto si placa; nel pacco trova sette cassette numerate con dello smalto blu. Ascoltandole Clay ha un tuffo al cuore.Hannah Baker, una ragazza della sua scuola per cui Clay aveva una cotta. La stessa ragazza della scuola che si è tolta la vita qualche settimana prima. Quelle cassette sono il modo in cui Hannah vuole raccontare la sua versione dei fatti, raccontare la sua vita. Il destinatario del pacco deve ascoltare le cassette, seguendo le indicazioni di Hannah, per poi passarle al successivo della lista. Tredici storie, tredici persone che, in un modo o nell'altro, hanno giocato un ruolo nella vita di Hannah, influenzando la sua decisione di sparire per sempre.
Quella che sente è la voce di

Mi è venuta in mente quella frase che dice "ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile, sempre." Ecco, parafrasando possiamo dire che questo libro ci vuole dire questo. La storia mi è sembrata subito molto interessante perché va a sviscerare il tema del bullismo in tutte le sue sfaccettature, un argomento di cui si sente parlare sempre più spesso e che, purtroppo, esiste dalla notte dei tempi. 
Gli anni delle medie e del liceo possono essere l'esperienza più simile all'inferno in terra che si possa immaginare e a volte l'unica soluzione possibile sembra quella di lasciare tutto, mollare. Ed è quello che fa Hannah.
La verità è che questo romanzo non mi ha soddisfatta del tutto. Le ragioni che hanno portato Hannah a compiere un atto così estremo come il suicidio possono essere discutibili, nonostante io non riesca a comprenderle del tutto non significa che non siano realmente concrete. Sono fatti che presi singolarmente possono non aver nessun valore ma sommati l'uno all'altro creano un'onda capace di trascinarti alla deriva. L'effetto valanga non è sicuramente da sottovalutare, ci vuol poco a perdere il controllo della situazione, delle emozioni. Un sassolino non è niente ma un sassolino più un sassolino più un altro sassolino possono causare una reazione a catena difficile da controllare. Ho cercato di mettermi nei panni di questa ragazza. Nuova città, nuovi volti da conoscere, nuove persone da imparare a chiamare amici. Il senso di vuoto, di solitudine, il cercare un appiglio e trovare solo pareti scivolose. Ecco, ripeto, nonostante forse non riesca a capire appieno questo meccanismo, riesco comunque capire come agli occhi di un adolescente sembrino problemi insormontabili, una vera e propria questione di vita o di morte (letteralmente,in questo caso).
La cosa che invece non mi ha convinta del tutto è proprio Hannah. Allora, io capisco tutto. Essere un'adolescente è, per alcuni, un'agonia senza fine e certo, sicuramente non è facile. Il fatto è che proprio non sono riuscita ad empatizzare con lei. Anzi, a tratti mi è risultata estremamente fastidiosa e i suoi comportamenti inspiegabili. 
Ho trovato davvero irritanti alcuni pensieri, alcune azioni. Da una parte ho trovato ingiusto che accusasse i suoi compagni, addirittura i suoi professori, di averla portata a quell'estrema decisione, dal momento che lei per prima sembra non voler fare niente per cambiare le cose, sbloccare la situazione. Capisco l'adolescente fragile, capisco la pressione. Diciamocelo, l'ambiente del liceo americano non è esattamente quello che si dice una boccata d'aria fresca. Di certo è ben lontano da nostro immaginario di scuola, è come una specie di micro realtà basata su ranghi sociali in cui cheerleader e quarterback sono i leader indiscussi. Comunque io capisco tutto ma sembra quasi che la Hannah-in-vita (ok, brutto detto così, ma rende l'idea) e la Hannah-ragazza-suicida delle cassette siano come due personaggi diversi. Tutta la durezza e la voglia di riscatto che si percepisce nelle cassette registrate, non emerge per niente nei pensieri e nelle azioni della Hannah viva e vegeta intenta ad affrontare i problemi che la vita le para davanti. Perché tutta questa rabbia che esplode dopo non l'ha buttata fuori prima? Sembra che a ogni colpo, a ogni batosta, incassi un colpo che crea un vuoto dentro di lei. E colpo su colpo il vuoto si allarga, tanto da diventare incolmabile. Ma era davvero necessario arrivare a quel punto? Lasciare che la valanga la travolgesse? Quanto peso hanno gli altri e quanto ne abbiamo noi, verso noi stessi? 
In molte occasioni Hannah non appare migliore delle persone verso cui punta il dito contro. Lei stessa poteva intervenire fermando azioni ben peggiori, ma non lo fa. Quindi? Non ha forse anche lei avuto un peso nella vita di un'altra persona, contribuendo a renderla più difficile?
In altri casi poi, sembra entrare in atto una specie di meccanismo "occhio per occhio" e proprio non riesco a capire come possa aver senso in una storia di questo tipo, in cui si dovrebbero in tutti i modi condannare comportamenti aggressivi. Voglio dire, ripagare con la stessa medaglia non è la soluzione, far provare agli altri quello che hai provato tu non ti rende migliore di loro.
Inoltre, i suoi blandi tentativi di chiedere aiuto non solo avvengono quando è ormai chiaramente troppo tardi, ma sembrano proprio studiati per ribadire quanto gli altri non la capiscano e perciò si senta sola al mondo. Quando finalmente prova a chiedere aiuto è ovvio che nella sua testa ha già deciso e il dialogo con il consulente scolastico, che è a mio parere assurdo, risulta anche totalmente inutile. Per piacere lasciatemelo dire, è assolutamente allucinante! Cioè questa ragazzina cerca di denunciare un abuso e, seppur non la riguardi in prima persona, il professore non si sente in dovere di approfondire la questione? Mah. 
Il punto comunque è che gli altri non ti possono aiutare se tu per prima non vuoi e soprattutto non glielo permetti. 
La cosa che ho comunque più apprezzato è la visione d'insieme. Il messaggio di fondo è semplice e chiaro, un vero e proprio inno contro il bullismo. Non si può sapere che peso potrebbero avere le nostre parole o le nostre azioni nei confronti di un'altra persona ed è importante ricordarlo, sempre. Credo sia un messaggio che soprattutto gli adolescenti dovrebbero marchiarsi a fuoco nella mente; le nostre azioni, seppur ci appaiano minime o insignificanti, hanno un peso e hanno sempre delle conseguenze. E' importante imparare a responsabilizzarsi, lo è a tredici anni come a trenta.
"Ma quando giocherellate con una parte della vita di qualcuno, in realtà non stuzzicate solo quella. Purtroppo, è impossibile essere così accurati e selettivi. E il particolare con cui vi siete trastullati finisce poi per influenzarne l'intera esistenza. Tutto agisce... su
tutto."
Questo romanzo ha tutte le caratteristiche di uno young adult e, nonostante il tema tocchi sicuramente
più da vicino il mondo degli adolescenti, in teoria potrebbe benissimo raggiungere anche un target più adulto, basti pensare a insegnati o professionisti che hanno a che fare con ragazzi quotidianamente. Resta comunque il fatto che lo stampo rimane quello di uno young adult, quindi alcune situazioni sono estremizzate (ecco, tipo la scena del consulente, ancora ci penso).
Devo dire anche che ho iniziato a vedere la serie su Netflix (ovviamente, come potevi esimermi) e per adesso mi sembra strutturata meglio del libro. Paradossalmente mi sta coinvolgendo di più, crea più impatto (nonostante sia una serie di Netflix, quindi sia piuttosto lenta). Hanno cambiato alcune cose rispetto al libro e forse proprio perché vengono enfatizzate, calcando su alcune scene, fanno arrivare il messaggio forte e chiaro: le nostre azioni, anche le più minime, hanno delle ripercussioni e possano avere un impatto tanto forte quanto disastroso su un'altra persona. 

Quindi sii gentile, sempre, non sai che battaglia sta combattendo l'altra persona.