martedì 27 giugno 2017

Exit West di Mohsin Hamid

Exit West, edito da Einaudi e uscito appena un paio di mesi fa, è l'ultima opera di Mohsin Hamid, scrittore di origine pakistane che ha vissuto a lungo in America e a Londra. E' assai conosciuto anche in Italia, dove i suoi libri hanno avuto un grande successo, tra cui Il Fondamentalista riluttante, finalista al Booker Prize nel 2012.
Nel momento in cui ho finito di leggere questo libro mi è presa subito la smania di parlarne, ma al tempo stesso mi sono resa conto che non è proprio facilissimo parlare di questo romanzo. Non perché la trama sia particolarmente intricata o lo stile dell'autore sia ostico ma semplicemente perché è un romanzo estremamente attuale e si sa che quando si parla di questioni così "vive" c'è sempre il rischio di impelagarsi in qualche discussione (spesso infondata) o peggio scadere nel banale. In realtà il taglio di questo romanzo è tutt'altro che banale e tocca sagacemente diversi punti della nostra contemporaneità con estrema disinvoltura e consapevolezza.
«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiù in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un'aula scolastica e non le parlò", così si apre il romanzo. Siamo in una città di cui non conosciamo il nome, Nadia e Saeed si conoscono e cercano di tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone. L'unica salvezza sono le porte di cui si ipotizza l'esistenza. Si dice infatti che esistano porte misteriose che conducono dall'altra parte del mondo, verso una nuova speranza. 
Sicuramente la trama richiama molti aspetti della contemporaneità, a partire dalla società in cui vivono Nadia e Saeed. Nonostante non si faccia mai accenno a nomi né vengano fornite precise coordinate geografiche, possiamo facilmente intuire che si parli del Medio Oriente. Così come è estremamente contemporanea la presenza tecnologica: i cellulari, gli smartphone e social network costituiscono una preziosa fonte (in certi casi anche l'unica) di collegamento e comunicazione tra due parti del mondo così distanti tra loro. 
In realtà questo romanzo è molto più letterario di quanto si possa pensare; la storia si sviluppa intorno a Nadia e Saeed, due personalità estremamente diverse ma unite da un forte sentimento, che sia passione o amore fraterno. Il punto è che sono due ragazzi normali, in tutte le loro particolarità. Saeed ha la barba ma non prega come dovrebbe, Nadia porta la tunica ma in testa mette il casco da motocicletta, non l’hijab. La loro condizione di viaggiatori nello spazio e nel tempo li metterà anche nella condizione di scoprirsi l'uno l'altro e comprendere a fondo chi sono, cosa vogliono e qual è la strada da percorrere. 
Il taglio veramente metaforico e più interessante di questo romanzo sta nell'affiancare e amalgamare alla perfezione elementi fantastici a elementi così reali e concreti. Nel descrivere la situazione politica in cui si trova il paese di Nadia e Saeed, infatti, non si fa riferimento a una precisa connotazione politica che possa in qualche modo richiamare la nostra realtà, sebbene emerga una situazione critica che fa pensare alle guerre civili che sconvolgono i paesi del Medio Oriente quotidianamente. Invece l'elemento chiave, del tutto fantastico, sono queste porte magiche che ti catapultano in un'altra parte del mondo. Nel costruire questa immagine allegorica, Hamid ha tratto spunto proprio dai cellulari: le porte riflettono l'esperienza emotiva e sensoriale del nostro tempo, permeato dalla tecnologia e dall'esperienza culturale. Gli schermi degli smartphone sono a tutti gli effetti come delle porte, ci passiamo attraverso con il nostri sensi e ci ritroviamo a esplorare un altro paese attraverso notizie, immagini, volti. Per non parlare di tecnologia come Skype o Whatsapp che a oggi ci permettono di connetterci con persone in altri continenti e vederle come se fossero di fronte a noi. Queste porte si adattano alla nuova necessità emotiva e culturale e, nonostante non obbediscano a nessuna legge della fisica (nel romanzo, infatti, il funzionamento delle porte non viene spiegato in modo scientifico) ipotizzano perfettamente quella che potrebbe essere una futura dimensione reale.
Hamid profetizza che tutti siamo migranti attraverso il tempo. Paradossalmente non è migrante solo chi è costretto a spostarsi da un luogo all'altro, magari per fuggire da una realtà fatta di paura e distruzione, ma anche le persone che non hanno mai viaggiato sono dei migranti, perché è il paese intorno a loro ad essere cambiato. Siamo esseri umani costantemente soggetti a cambiamenti, che siano fisici che siano culturali o ambientali. Per questo siamo tutti migranti del tempo e le porte altro non sono che un mezzo per esplorare questa "apocalisse migratoria" e far sì che non si trasformi in un'ondata di distruzione ma in una fonte di speranza. 

12 commenti:

  1. Avevo già sentito parlare di questo libro sul canale di Ilenia Zodiaco (se non la conosci, te la consiglio!) e già allora mi aveva attirata. Credo che abbia spunti interessantissimi, come hai ben evidenziato nella tua recensione, e molto attuali, sempre come hai detto tu. La visione dell'autore è senz'altro piena di speranza, a differenza dei toni solitamente usati per descrivere determinate situazioni. Terrò d'occhio il libro:)

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    1. Sì, conosco il suo canale infatti ne avevo sentito parlare bene da lei e da un sacco di altri booktuber (anche stranieri). Offre un sacco di spunti di riflessione davvero interessanti e soprattutto molto attuali :)

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  2. Ciao Viola! Questo mi sembra un libro davvero stimolante, una lettura che voglio assolutamente fare! Gli argomenti affrontati mi hanno sempre incuriosito e la particolarità della presenza contemporanea di elementi fantastici e reali lo rende ancora più interessante ai miei occhi. Insomma, è un libro che mi affascina molto, grazie del consiglio :)

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    1. Sì, anche a me aveva colpito proprio per questa fusione di due mondi e non posso far altro che consigliarlo :)

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  3. Ne avevo sentito parlare poco prima dell'uscita e me lo hai riportato in mente. Sicuramente da leggere :)

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    1. Per quanto mi riguarda è una lettura assolutamente consigliata :)

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  4. Ne hanno parlato praticamente tutti i booktuber del mondo ma con questa tua recensione è la prima volta che presto seriamente d'attenzione a questo titolo. Probabilmente è tra le pubblicazioni più degne di nota proprio visto il momento storico che viviamo... però devo ammettere che non ho la minima voglia di leggerlo, al momento. In compenso ho da tempo in wishlist Il fondamentalista riluttante, di cui ho già visto il film.
    Ottima analisi comunque!

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    1. Il fatto che fosse così attuale mi ha fatto scattare la molla, infatti mi piacerebbe leggere anche il fondamentalista riluttante :)

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  5. Ciao Viola, anche io avevo sentito parlare di questo volume da Ilenia Zodiaco e mi aveva decisamente incuriosita. I romanzi distopici sono una mia passione dall'adolescenza, adoro il modo in cui riescano ad essere ferocemente critici della società sfruttando artifici squisitamente letterari. La tua analisi mi ha fatto venire ancora più voglia di leggere questo libro. Lo segno in lista, magari riesco a recuperarlo prima della fine dell'estate! ^_^

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    1. Te lo consiglio assolutamente :D

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  6. Ciao Viola, ho letto questo romanzo il mese scorso e devo dire che la tua recensione rende molto bene l'idea dei contenuti di questa storia. Sebbene la trama personale di Nadia e Saeed non mi abbia coinvolta particolarmente, ho trovato molto interessante il significato che si cela dietro, mi ha fornito spunti di riflessione molto importanti. Credo che ci mostri in modo molto chiaro un mondo che non capiamo, non conosciamo o comunque ci viene rappresentato dai media in modo approssimativo - sia per limiti insiti nei mezzi di comunicazione, sia per una sorta di semplificazione. E' sicuramente un romanzo politico da recuperare. Ho anche già comprato "Il fondamentalista riluttante" sempre di Hamid, e sono curiosa di vedere quali altri spunti mi darà. Un abbraccio.

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    1. Ciao! Sono d'accordo, la cosa che più mi ha colpito è proprio la moltitudine di spunti che offre, in un romanzo così attuale è fondamentale. Il fondamentalista riluttante incuriosisce tanto anche me! :)

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